Nuovo crollo delle Borse asiatiche. I listini Ue vanno giù e Pechino corre ai ripari

Finanza
Chinese investors look at a screen showing stock movements at a stock brokerage house in Beijing, China, 05 January 2016. Shares in China made modest gains 05 January morning, the day after a plunge in the market triggered a halt to trading. The CSI 300 Index was up 0.79 per cent when the market shut for its lunch break. The index comprises 300 shares from the biggest companies on the Shanghai and Shenzhen exchanges.  ANSA/HOW HWEE YOUNG

La Cina prolunga le limitazioni di vendita da parte degli azionisti, il giorno prima della scadenza del divieto stabilito a luglio, dopo il nuovo crollo di oltre il 7% che ha portato alla loro chiusura anticipata

Avvio in picchiata per le borse europee, dopo il nuovo tonfo di Shanghai, chiusa in anticipo per essere scesa di oltre il 7%. Anche Tokyo ha chiuso in perdita del 2,3%. Prosegue il tracollo del prezzo del petrolio, con il Brent che è sceso sotto 33 dollari per la prima volta dal luglio 2004. Londra cede l’1,78%. A Milano l’indice Ftse Mib scende del 3,85% a 19.635 punti. Francoforte perde oltre il 2,8% a 9.927 punti e Parigi va giu’ del 3% a 4.346,10 punti.

La partenza molto difficile per i mercati europei era prevista dopo il nuovo crollo delle Borse cinesi e il contagio al resto dell’Asia. La banca centrale cinese ieri aveva svalutato, nuovamente e a sorpresa lo yuan, il livello più basso dall’aprile 2011 e le prospettive per la crescita mondiale si è sommata alle tensioni geopolitiche, non solo il conflitto tra Iran e Arabia ma ora anche lo spettro della bomba H con la Corea del Nord che ha annunciato nuovi test. Per le Borse già nervose in questo inizio 2016 è stato troppo.

Una situazione che ha costretto l’ente regolatore del mercato di borsa cinese ad annunciare muove norme che limiteranno la capacità di vendita dei titoli del grandi azionisti cinesi a un massimo dell’1% del totale delle azioni di un’azienda, In questo mondo, i grandi azionisti (quelli che che detengono il 5% o più dei titoli di un’azienda) non potranno liberarsi di oltre l’1% del totale nell’arco di tre mesi, e saranno anche obbligati ad annunciare al mercato i loro piani con almeno 15 giorni di anticipo.

Queste regole, che entreranno in vigore da sabato, si applicheranno anche al mercato secondario. La nuova decisione allunga così il termine di una misura precedente (che sarebbe decaduta domani, e che faceva parte del pacchetto di misure straordinarie prese dal governo per arginare l’onda di vendite che, in pochi giorni, bruciò migliaia di miliardi di dollari e scosse i mercati azionari di tutto il mondo. I crolli delle borse cinesi odierni e dello scorso lunedì si spiegano proprio perchè domani sarebbe stato l’ultimo giorno delle misure prese a luglio. Durante i crolli della scorsa estate, l’ente regolatore cinese aveva obbligato i grandi azionisti del mercato a non vendere neanche una delle loro azioni per un arco di sei mesi; il termine scadeva domani, per cui il mercato questa settimana ha reagito prevedendo che, con il prossimo lunedì, i grandi azionisti avrebbero ripreso a vendere di nuovo

 

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