Nuovo cinema Trastevere. Storia di una piazza che resiste

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In San Cosimato a Roma c’è uno schermo a cielo aperto di dieci metri per tremila spettatori. L’associazione: “Diamo nuova vita al quartiere”. Salvo il Cinema America, riaprirà la Sala Troisi

«Questo non è solo un festival del cinema, siamo qui per la volontà di condividere, di riappropriarci di un luogo, questo è un presidio per salvare il Cinema America», racconta Valerio Carocci, presidente di Piccolo Cinema America, l’associazione organizzatrice del Festival Trastevere a Roma con il Municipio I che ha aperto mercoledì sera con l’omaggio al grande Ettore Scola (un maestro «che ci ha sempre sostenuto» hanno ricordato i ragazzi) con l’anteprima italiana della versione restaurata di C’eravamo tanto amati.

Le sessanta serate della rassegna tutta gratuita, organizzata a piazza San Cosimato per il terzo anno consecutivo, proseguirà fino al primo agosto. Novità di quest’anno è uno schermo di dieci metri, anziché sette, installato sulla piazza – appena ristrutturata – che torna ad essere un cinema a cielo aperto per tremila persone. Sono 199 invece i posti a sedere, portando da casa sedie, cuscini o tappeti. «Con questa programmazione e con il nostro progetto – ha detto Carocci, – diamo nuova vita a Trastevere, che non è solo movida. Il festival è stato pensato per coinvolgere spettatori di ogni fascia d’età e ceto sociale. Trastevere è il quartiere del cinema (da queste parti c’è il Sacher di Nanni Moretti, ndr), un tempo è stato il luogo con la più alta densità di arene estive e ci fa credere che le sale dismesse possano rinascere. Con questa iniziativa vogliamo dire che la parola d’ordine è riaprire le sale che sono la più grande cubatura all’interno della città, la più grande cubatura abbandonata, la più grande cubatura a rischio speculazione edilizia. Ma il problema è più grande e va al di là del cinema, perché sono tanti gli spazi abbandonati. Nella città c’è una frattura enorme, ma bisogna saperla affrontare, soprattutto bisogna affrontare il rapporto che i movimenti hanno con le istituzioni. Uno spazio riaperto è una vittoria, uno spazio occupato è una vittoria temporanea», conclude Carocci.

Ed è un argomento che investe molte città, non solo la capitale. Tanti gli ospiti: si prosegue domenica con Allegro ma non troppo di Bruno Bozzetto che sarà anche ospite. Il grande evento in piazza è il 10 giugno con Roberto Benigni, che introduce Non ci resta che piangere, film girato con l’amico Massimo Troisi a cui verrà intitolata una sala che il 27 maggio è stata affidata ai ragazzi del Piccolo Cinema America. Parteciperanno poi Renzo Arbore, Dario Argento, Ivano De Matteo, Ferzan Ozpetek, Kim Rossi Stuart, Daniele Vicari e tanti altri protagonisti del mondo dello spettacolo. Ogni giorno della settimana, un tema diverso: il lunedì viene dedicato alla commedia all’italiana, i martedì di giugno hanno come titolo “Cinema e musica” con Assante e Castaldo, mentre quelli di luglio sono dedicati a una retrospettiva di Xavier Dolan. Poi i mercoledì del documentario contemporaneo italiano, i giovedì e venerdì con presentazioni e dibattiti. Infine il sabato dei classici Disney e Pixar, e le domeniche con le opere dei maestri Wim Wenders e Martin Scorsese.

Storia di una piazza che resiste, si potrebbe dire, che combatte tutti i giorni per rimanere umana e popolare. Di una piazza viva dove il pomeriggio si gioca a pallone, la mattina si va al mercato e la sera si vedono film. Crescita costante di legami e rapporti. Grande merito ai ragazzi del “Cinema America”, la cui esperienza ha salvato l’omonima storica sala trasteverina dalla demolizione e riconversione in parcheggi ed appartamenti: il percorso di mobilitazione condiviso con i residenti ha infine ottenuto la tutela di “Bene d’interesse culturale” da parte del Ministero.

La vicenda dei ragazzi, sgomberati dal Cinema America e costituitasi in associazione, si è diffusa per tutta Roma con gli “Schermi Pirata” e il Drive In, ma soprattutto con la vittoria del bando per la gestione della Sala Troisi di via Induno, ennesimo cinema chiuso ed abbandonato che riattiverà il suo proiettore nei prossimi mesi: serve però l’aiuto di tutti per far partire i lavori di ristrutturazione. Qui saltano i confini e la città si colora del giusto. Il degrado non può essere l’unico problema di questa città, salvare i beni collettivi, legarsi al territorio è una risposta alla decadenza culturale. Sempre con la speranza ed il sogno di riaprire il Cinema America e di non chiudere più nessuna sala cinematografica.

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