Nuove tecnologie e più risorse per vincere la lotta contro i tumori

Salute
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Le terapie oncologiche non prevedono solo il ricorso ai farmaci. Le nuove tecnologie spiegate dal Prof. Paolo Muto

Nella proposta di legge di bilancio in discussione in parlamento ci sono di 500 milioni di euro per i farmaci innovativi oncologici. Un fatto atteso e positivo. L’unico investimento previsto per l’innovazione tecnologica nella sanità è però quello per il fascicolo sanitario elettronico. La deputata Maria Amato, in commissione sanità ha fatto però notare che “le terapie oncologiche non prevedono esclusivamente il ricorso ai farmaci, ma anche l’ausilio di strumenti tecnologici di precisione in materia di radioterapia, non sempre disponibili presso strutture sanitarie pubbliche”, chiedendo misure volte a rendere più facilmente usufruibili anche questi dispositivi per la lotta contro i tumori. Di tecnologia in radioterapia ne abbiamo parlato con il dott. Muto esperto del Pascale Istituto Tumori di Napoli.

“Condivido le affermazioni dell’Onorevole”.- ci ha detto il dott.Paolo Muto- “La cura del cancro è una combinazione fra chirurgia, radioterapia e farmaci e il 60-65% della radioterapia rientra nei trattamenti oncologici. Quindi c’è bisogno di un aggiornamento dei finanziamenti. In alcuni casi la radioterapia è preferibile ai farmaci. Ad esempio nel caso del cancro della prostata: soprattutto nella fase iniziale della malattia si può scegliere fra le due terapie e i risultati sono identici. Oppure nel caso del cancro del retto, l’associazione fra farmaco e radioterapia mette in condizione il chirurgo di operare meglio in seguito. O ancora nel caso delle metastasi epatiche: è vero che si trattano con la chemioterapia, ma è anche vero che con la sola radioterapia e con l’utilizzo di macchine moderne è possibile non ledere il tessuto sano circostante del fegato”

Ci sono vantaggi dal punto di vista psicologico durante la cura?

Sì, ad esempio per gli uomini affetti da cancro alla prostata, dove la radioterapia evita gran parte di quelli che sono i problemi legati all’attività sessuale. Oppure nelle donne con cancro alla mammella, con i famosi interventi di rimozione parziale.

Nel 2015 in Italia c’erano 185 centri radioterapici abilitati e 418 LINAC. Il numero soddisfa il fabbisogno ottimale della popolazione?

Il numero in sé è soddisfacente, in Campania, per dire, la situazione è buona e ci sono sono ospedali pubblici competitivi con il nord. Il problema è che il turn over nella sanità è bloccato e di fatto non c’è abbastanza personale che faccia lavorare le macchine per la radioterapia. Inoltre la mancanza di informazione causa il famoso problema della migrazione sanitaria, che rappresenta più un fatto culturale che altro. Ripeto: in Campania abbiamo ospedali competitivi, ma problemi come le lunghe liste d’attesa causano appunto la migrazione sanitaria dei pazienti.

Anche diversità di regole sul territorio può rappresentare un ostacolo per l’accesso a questo tipo di cure?

Qui c’è una problematica grossa: in Italia abbiamo 22 sistemi sanitari diversi, uno per ogni regione. Una radioterapia particolare che si fa in Lombardia, come per il cancro alla prostata, viene rimborsata completamente, in Campania invece no. Oppure i trattamenti effettuati con il cyberknife, che in Lombardia viene registrato come terapia da 14mila euro, mentre in Campania non è nemmeno in lista. In campania siamo fermi alla nomenclatura del 1996 e questo è grave: oggi, infatti, a differenza di 20 anni fa, non si parla più soltanto di radioterapia palliativa; oltre il 50% dei pazienti viene trattato con la radioterapia per scopi curativi.bisogna potenziare strutture soprattutto con il personale che sia motivato e giovane affiancato all’esperienza di un clinico.

Quindi cosa chiederebbe alla politica?

Guardi, ci basterebbe che il 10% dei fondi che verranno stanziati con la legge di bilancio, vengano destinati alla radioterapia: una macchina radioterapica dura 10 anni e serve trattare migliaia pazienti, mentre il farmaco dura un giorno e vale per un solo paziente. Questi soldi servirebbero soprattutto a pagare il personale: serve personale giovane e motivato da affiancare all’esperienza dei clinici più anziani. E infine servono soldi anche per la ricerca: solo attraverso la discussione multidisciplinare del caso clinico si può trovare il percorso migliore per i pazienti.

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