Nuove sanzioni Usa verso l’Iran. Una mossa più politica che pratica

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A meno di 24 ore dalla revoca delle sanzioni storiche contro Teheran, Washington vara nuove misure. Ma sembra una mossa diretta all’elettorato americano più che alla popolazione iraniana. Ecco perché

Come se nulla fosse successo, ma questa volta sembra che sia solo un gioco delle parti piuttosto che uno scontro vero e proprio. A meno di 24 ore dalla revoca delle sanzioni legate al programma nucleare iraniano e allo scambio di prigionieri, gli Usa impongono nuove misure a Teheran per il suo programma sui missili balistici che, dotati di testate nucleari, potrebbero costituire una minaccia per la regione e per il mondo.

Le nuove misure erano state preannunciate per dicembre, dopo il test condotto dall’Iran lo scorso ottobre in violazione di un bando Onu, ma sono state rinviate per non compromettere il buon esito dell’intesa sul nucleare e soprattutto il rilascio dei quattro detenuti americani in cambio della grazia a sette iraniani. Non a caso il Dipartimento del tesoro Usa ha annunciato il giro di vite solo dopo il decollo da Teheran dell’aereo con tre dei prigionieri, che dopo essere sbarcati in Svizzera raggiungeranno una base americana in Germania.

Obama ha precisato che l’accordo sul nucleare “non risolve tutte le profonde differenze” con Teheran e che gli Usa “resteranno fermi nell’opporsi a comportamenti destabilizzanti o aggressivi dell’Iran”, dal terrorismo ai diritti umani e ai test missilistici. Le nuove sanzioni colpiscono “11 entità ed individui coinvolti in forniture per il programma missilistico balistico iraniano” e “cinque cittadini iraniani” accusati della stessa attività.

La risposta dell’Iran non si è fatta attendere. “Alle nuove sanzioni Usa contro i test dei suoi nuovi missili balistici sarà un’ancora più seria prosecuzione del suo legale programma missilistico e dello sviluppo delle sue capacità di difesa”, si legge in una nota del ministro degli Esteri. Teheran ribadisce che i missili non sono concepiti per le testate nucleari e parla di un “pretesto” da parte degli Usa, “che ogni anno vendono armi avanzate per decine di milioni di dollari a Paesi della regione”, armi usate contro “civili palestinesi, libanesi e anche, più di recente, yemeniti”.

Come detto, nei fatti, le nuove sanzioni non avranno conseguenze particolarmente pesanti, anzi. Si tratta di misure molto più limitate e senza effetti concreti, che consentono ad Obama di non mostrarsi troppo arrendevole verso Teheran, evitando gli attacchi dei Repubblicani e ricadute negative sui candidati democratici alla Casa Bianca. Ieri era stato lo stesso ex segretario di Stato Hillary Clinton, in testa ai sondaggi democratici, a sollecitare le nuove sanzioni, dopo le prime bordate contro la svolta di Obama sparate non solo dal magnate Donald Trump in corsa per la destra ma anche dallo speaker della Camera Paul Ryan.

L’annuncio ha un forte effetto mediatico, ma le misure hanno un impatto inesistente per la popolazione: si tratta di individui e piccole società coinvolti nella vendita di tecnologie cruciali, comprese le fibre di carbonio e componenti missilistici, che non potranno più accedere al sistema bancario Usa. Nulla in confronto alla revoca delle sanzioni decisa ieri, che consentirà a Teheran di rimettere le mani su oltre 100 miliardi di dollari congelati e di tornare nel mercato mondiale, a partire da quello petrolifero.

 

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