Nuova frattura tra Psoe e Podemos: la Spagna verso elezioni-bis

Spagna
epa05265210 Leader of the Spanish socialist party (PSOE), Pedro Sanchez, attends a meeting of the PSOE Federal Executive Committee to decide the new steps to negotiate a new Government before the dead line to avoid new elections in Madrid, Spain, on 18 April 2016. Amidst the country's current situation of political paralysis with no agreement between parties to form Government before the deathline set on 02 May, Spain's King Felipe VI has announced a new round of negotiations with political leaders on 25 and 26 April to resolve if he proposes a new candidate for the Presidency or proceeds to dissolve the Parliament in order for new general elections on 26 June 2016.  EPA/JAVIER LIZON

Gli indignados dicono “no” all’accordo per un governo insieme a Ciudadanos. Ora è stallo, in attesa di tornare alle urne

Ormai le elezioni sono l’unica certezza. Dopo un voto che non ha dato risultati chiari e una serie di tentativi di formare dei governi di coalizione prima da parte del leader del Pp Mariano Rajoy e poi da Pedro Sánchez del Psoe, tutti falliti, ora l’unica strada è quella che porta verso le urne. L’ultimatum è per il 2 maggio, poi si procederà allo scioglimento del Congresso e a nuove elezioni il 26 giugno.

L’ultimo tentativo di accordo fallito è quello tra i socialisti, Ciudadanos e Podemos, accordo al quale gli indignados, che si sono espressi online, hanno detto no. I votanti sono stati circa 150 mila, quasi il 40% degli aventi diritto: di questi l’88,23% si è detto contrario a un governo insieme a Psoe e Ciudadanos, mentre il 91,79% appoggerebbe invece un eventuale – ma improbabile – accordo tra Psoe-Izquierda Unida e i nazionalisti valenciani Compromis.

Ma l’accordo con gli indipendentisti esclude automaticamente qualsiasi tipo di partecipazione da parte del Psoe che però aveva già bocciato – durante un comitato federale a dicembre – anche l’ipotesi di votare Rajoy o qualsiasi altro rappresentante del Partido popular. E da parte sua Rajoy non ha intenzione di tentare nuovi accordi con il Psoe senza una garanzia di un accordo previo con Sánchez. Quindi la situazione è chiara: nessun accordo appare più probabile ormai.

E adesso la parola passa di nuovo al re Felipe VI che già ieri ha iniziato il giro di consultazioni con i vari rappresentanti politici prima di chiudere una legislatura che ha portato a uno stallo politico senza precedenti in un Paese sempre caratterizzato dal bipartitismo. Ma, ora che i partiti in ballo sono quattro la Spagna rischia di uscire nuovamente dalle elezioni di giugno senza numeri certi per governare.

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