Nuit debout, perché la Francia si ribella

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People run away from tear gas during clashes with anti-riot police within a demonstration against the French government's proposed labour reforms on April 28, 2016 in Nantes.  
Protests turned violent in Paris and other French cities today as tens of thousands of workers and students made a new push for the withdrawal of a hotly contested labour bill. / AFP PHOTO / LOIC VENANCE

Le manifestazioni che ieri hanno sconvolto la Francia sono la prova evidente di una trasformazione sociale che sta stravolgendo il mercato del lavoro

Per la quarta volta in soli due mesi, ieri la Francia è stata teatro di una serie di manifestazioni che si sono tenute in diverse città per protestare contro la riforma del lavoro.

Le principali sigle sindacali, insieme a studenti e lavoratori autonomi, hanno sfilato per chiedere il ritiro dell’intero disegno di legge proposto da Myriam El Khomri, Ministro del governo di Hollande. Come ogni mobilitazione che si rispetti, anche questa è stata accompagnata dalla solita guerra di numeri. Secondo la CGT, il principale sindacato nazionale, i partecipanti sarebbero stati 500mila su tutta la Francia, mentre la polizia ne avrebbe contati solamente 170mila.

In alcune città, come Parigi, Marsiglia, Rennes e Tolosa, si sono registrati violenti scontri con la forze dell’ordine, causati da piccoli gruppi di facinorosi che si sono contrapposti alla polizia con lancio di pietre e bottiglie. Secondo quanto dichiarato in serata dal Ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, gli incidenti avrebbero portato a 124 fermi e al ferimento di ventotto agenti, di cui tre molto gravi.

Per tutta risposta, i sindacati hanno denunciato un eccessivo uso della violenza da parte di alcuni poliziotti, che si sarebbero accaniti anche sui manifestanti pacifici.

Le manifestazioni che ieri hanno sconvolto la Francia sono la prova evidente di una trasformazione sociale che sta stravolgendo il mercato del lavoro. Quello che è stato da molti ribattezzato come un jobs act alla francese mira a cambiare alcuni punti fondamentali del codice nazionale, come quello delle 35 ore settimanali e il licenziamento economico.  A nulla sembrano essere servite le modifiche attuate ultimamente dal governo per venire incontro alle richieste dei manifestanti. Le mancate negoziazioni con le parti sociali hanno portato ad una vera e propria frattura, da cui sono scaturite una serie di proteste autonome svincolate da sigle partitiche o sindacali.

La Nuit debout (Notte in piedi in italiano) ne è la prova più evidente. Questo movimento, nato spontaneamente dietro l’iniziativa degli studenti parigini, rappresenta ormai una vera e propria forza con cui il governo e i sindacati dovrebbero fare i conti. Stanotte, per la prima volta, il segretario generale della CGT, Philippe Martinez, ha preso la parola a Place de la Republique, divenuta ormai il quartier generale della mobilitazione. Un segno di apertura, questo, che potrebbe portare a degli importanti sviluppi nelle dinamiche del dibattito pubblico.

Sul futuro della Nuit debout c’è ancora incertezza, anche se sono in molti a profetizzare una sua evoluzione politica. Per il momento, l’organizzazione continua a crescere strutturandosi in modo sempre più organizzato e indipendente.

Il prossimo martedì il disegno di legge verrà depositato all’Assemblea Nazionale, dove sarà dibattuto dai parlamentari. I sindacati hanno già annunciato nuove mobilitazioni per quella data e per il primo maggio. La Francia si prepara così ad un nuovo periodo di contestazioni che, per alcuni versi, ricorda quel maggio sessantottino rimasto impresso nella memoria collettiva del paese.

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