Nucleare, presto pubblica la mappa per il deposito unico

Ambiente
nucleare

La Sogin attende il via libera dei ministeri per pubblicare la lista delle aree potenzialmente idonee: ospiterà 90mila metri cubi di rifiuti radioattivi per 300 anni: 1,5 miliardi il costo, 1500 i posti di lavoro

Da settimane, in questa estate bollente, sui tavoli dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico c’è un dossier scottante. È un documento classificato e delicatissimo che si chiama “Carta Nazionale dell’aree potenzialmente idonee” (Cnapi) e indica quelle zone del paese che, dopo mesi di approfondimenti svolti dai tecnici dell’Ispra e della Sogin, possono essere adatte ad ospitare il futuro Deposito Nazionale in cui dovranno essere stoccati i rifiuti radioattivi italiani. Un dossier delicatissimo che, dopo svariati ritardi e non appena ricevuto il nulla osta dai ministeri competenti, la Sogin pubblicherà dando così il via all’iter partecipativo che porterà alla definizione del sito in cui sarà realizzata l’infrastruttura di superficie dove saranno messi in sicurezza tutti i rifiuti radioattivi generati durante la breve esperienza delle centrali nucleari italiane, il materiale dal processo di decomissioning dei siti (ossia il loro smantellamento) e quello risultato dalle attività industriali, di ricerca e ospedaliere. «Se i tempi saranno rispettati – spiega l’ingegner Fabio Chiaravalli, che sarà direttore del deposito e del parco tecnologico che vi sorgerà accanto – la struttura sarà pronta entro il 2024».

Il rischio Scanzano
La materia, com’è detto, è delicatissima perché negli occhi di tutti ci sono ancora le immagini delle feroci proteste che, nel novembre del 2003, accompagnarono la decisione del governo Berlusconi di realizzare il deposito in una miniera di salgemma a Scanzano Jonico, in Basilicata. Questa volta, però, la storia è completamente diversa perché la strada scelta è quella della partecipazione e della condivisione. La Cnapi, infatti, è pronta ed è il risultato di un lavoro che in base a 28 criteri di localizzazione individuati dall’Ispra (16 quelli esclusivi: dal rischio sismico a quello idrogeologico, dall’altitudine maggiore di 700 metri sul livello del mare alla vicinanza eccessive a coste, centri urbani e grandi vie di comunicazione fino alla pendenza superiore al 10% del terreno) ha portato ad escludere più del 99,9% del territorio italiano. Secondo alcune indiscrezioni, infatti, le aree potenzialmente idonee sarebbero circa lo 0,08% dei 301.338 chilometri quadrati del suolo italiano. Una volta pubblicata la Cnapi, però, si avvierà un processo di consultazione pubblica che durerà mesi durante i quali si attenderanno le autocandidature dei siti potenziali e si svolgeranno ulteriori approfondimenti fino all’individuazione del sito. Una decisione che, secondo le stime, è attesa per la fine del 2017 o l’inizio del 2018. Ma che si tratti di una storia completamente diversa da Scanzano, lo sottolinea anche la comissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti che nella sua bozza di relazione presentata nelle scorse settimane ha specificato che «non si tratta di una procedura centralistica, tendente alla ricerca del sito “migliore”, da imporre poi, quale che sia la posizione delle comunità e delle amministrazioni interessate (strategia rivelatasi in passato del tutto inefficace). La procedura si pone infatti come procedura “partecipata” che tende ad acquisire, almeno in prima istanza e per quanto possibile, il consenso delle regioni e degli enti locali, a partire da possibili manifestazioni di interesse da parte di questi e con l’acquisizione di “intese”». Basterà ad evitare manifestazioni di protesta e che si ripetano scene di guerriglia come quelle viste contro la Tav in Val di Susa o in Campania per le discariche?

Che cosa sarà il deposito?
Stando ai progetti, il deposito consentirà la sistemazione definitiva di circa 75mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività, parte dei quali già conservati in depositi temporanei sparsi per l’Italia spesso incondizioni disastrose come a Statte in provincia di Taranto, e lo stoccaggio temporaneo (in attesa della creazione di un deposito geologico europeo) di 15 mila metri cubi di rifiuti ad alta attività frutto dei processi di riprocessamento del combustibile nucleare per cui l’Italia, soltanto nel triennio 2011-2013, ha pagato alla Francia e all’Inghilterra quasi 300milioni di euro. «Progettato sulla base delle migliori esperienze internazionali, il Deposito attraverso quattro barriere ingegneristiche garantirà il completo isolamento dei rifiuti dall’ambiente, confinando la radioattività fino al suo decadimento naturale, ossia fino a quando la radioattività non sarà diminuita a livelli non più pericolosi – spiega Chiaravalli – Nel Deposito saranno gestiti i rifiuti radioattivi prodotti in passato dal settore nucleare e quelli generati dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca che continueranno ad essere prodotti anche in futuro. Per tutti i rifiuti radioattivi a bassa e media attività si tratta di una sistemazione definitiva. Per i rifiuti ad alta attività e i residui da ritrattamento del combustibile nucleare sarà effettuato uno stoccaggio temporaneo in attesa della loro destinazione finale». Nei primi 10/15 anni, secondo i calcoli, nel Deposito saranno conferiti i rifiuti pregressi, nei successivi 25 quelli prodotti dalle attività di ricerca, dall’industria e dalla medicina.

Costi e posti di lavoro
Secondo le stime della Sogin, per la realizzazione del Deposito e del Parco sarà necessario un investimento complessivo di 1,5 miliardi, finanziati attraverso la bolletta elettrica, dei quali 650 serviranno alla progettazione e alla costruzione del Deposito, 150 per la realizzazione del Parco, 700 per le infrastrutture interne ed esterne. Secondo i calcoli la costruzione del Deposito e del Parco creerà, per 4 anni, 1500 posti di lavoro mentre 700 saranno le persone al lavoro per la sua gestione successiva. «Il Deposito è “l’infrastruttura ambientale” necessaria al Paese per risolvere il problema della messa in sicurezza definitiva di tutti i rifiuti radioattivi italiani in un unico sito – commenta l’ad di Sogin Riccardo Casale – Informazione, trasparenza e coinvolgimento sono i principi fondamentali sulla base dei quali Sogin svilupperà attività volte a dare voce e ascolto ai cittadini per un processo di localizzazione condiviso».

Vedi anche

Altri articoli