“Not my president”. In piazza esplode la rabbia contro Trump (VIDEO)

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Decine di migliaia di persone sono scese in strada contro lʼelezione del tycoon al grido di “Not my president”. Tensione a Manhattan

Decine di migliaia di persone sono scese in strada in tutti gli Stati Uniti per protestare contro l’elezione di Trump. Le manifestazioni più imponenti a New York e Chicago. Altre centinaia di persone si sono riunite invece in un parco della Grande Mela gridando “Non è il mio presidente”. Si tratta di una protesta mai vista: cortei e disordini in tutta l’America contro il neopresidente. Almeno 30 persone sono state arrestate a Manhattan dove si e’ svolta una imponente manifestazione contro l’esponente repubblicano (bruciate anche effigi e maschere che rappresentavano il suo volto), altri 13 arresti sono stati effettuati a Los Angeles.

Il timore delle forze del’ordine è quello di possibili scontri con gruppi di sostenitori del tycoon. Alta tensione soprattutto a Midtown Manhattan, dove si trova la residenza del nuovo presidente, la Trump Tower sulla Fifth Avenue. L’allerta è massima, con centinaia di poliziotti schierati tra cui agenti dell’antiterrorismo e in assetto anti sommossa.

I voli sopra la zona sono stati vietati. L’isolato della Trump Tower è circondato da camion ‘anti-bomba’ pieni di sabbia e da decine di agenti alcuni in tenuta antisommossa. Questi ultimi presidiano anche l’ingresso della residenza della famiglia Trump.

Nel centro di Chicago, circa 1.800 persone si sono radunate fuori al Trump International hotel e Tower gridando “Love Trumps Hate” (l’amore batte l’odio), “The Future is Female”, e “No Trump, No KKK, No racist Usa”. La polizia di Chicago ha chiuso le strade intorno al centro bloccando il corteo dei manifestanti.

Una marcia di studenti è stata organizzata anche nel campus di Berkeley e una protesta di circa 6mila ha paralizzato il traffico di Oakland, in California. I manifestanti hanno lanciato oggetti contro la polizia in assetto antisommossa, bruciato rifiuti e rotto finestre dei negozi. Gli agenti hanno risposto lanciando gas lacrimogeni sui manifestanti.

A Los Angeles i manifestanti seduti sulla Hollywood Freeway hano bloccato il traffico sfidando la polizia presente in assetto antisommossa. A Seattle, la polizia è intervenuta in una sparatoria che ha provocato 5 vittime vicino al luogo delle proteste anti-Trump. Le autorità hanno confermato che l’incidente però  non era legato con la manifestazione.

I dimostranti hanno protestato soprattutto contro la volontà di Trump di costruire un muro con il Messico per fermare l’ingresso di migranti in forma illegale. In centinaia si sono riniti anche a Philadelphia, Boston e Portland, in Oregon, e sono in programma proteste a San Francisco e Los in California. Ad Austin, in Texas, erano circa 400 le persone scese in strada in un corteo anti-Trump.

Gli appelli all’unità del presidente Barack Obama e della candidata sconfitta, la democratica Hillary Clinton, insomma, non sono bastati a fermare le proteste di piazza, esplose in numerose città.

La Clinton nel suo discorso ha detto “Dobbiamo accettare questo risultato…Donald Trump sarà il nostro presidente. Gli dobbiamo una mentalità aperta ad una chance”. E ha incoraggiato le donne a non arrendersi per rompere quel “soffitto di cristallo”, così come sperava di fare lei. E per non alimentare tensioni, si è guardata dal menzionare la sua vittoria popolare.

In termini di consenso da parte dei singoli cittadini, l’ex first lady ha ottenuto il 47,7% contro il 47,5% del rivale, pari a circa 200.000 voti in più, anche se si tratta ancora di dati in evoluzione. E’ la quarta volta che un presidente americano non viene eletto pur ottenendo il maggior numero dei voti popolari. E’ l’effetto dell’elezione indiretta. Nel 2000 il repubblicano George W. Bush ebbe la meglio sul democratico Al Gore per 5 grandi elettori ma perse nel voto popolare per oltre mezzo milione di voti.

Intanto primo appuntamento oggi alla Casa Bianca tra ‘i due presidenti’, dopo l’invito di Obama a Trump. Intanto, il “transition team” del presidente eletto avrebbe già elaborato una short list di 41 nomi per riempire le caselle della futura amministrazione.

Secondo una fonte vicina alla campagna di Trump, le scelte ricadrebbero su figure repubblicane che hanno sostenuto con entusiasmo la candidatura del magnate. Tra questi figura l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, come ministro della Giustizia, il capo del Comitato nazionale repubblicano (Rnc) Reince Priebus, come capo di stato maggiore, il portavoce Rnc, Sean Spicer, come portavoce della Casa Bianca, i senatori Jeff Sessions e Bob Corker per ricoprire gli incarichi di segretario di Stato o segretario alla Difesa, e l’ex speaker della Camera Newt Gingrich come segretario di Stato.

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