Giallo sui voti sul “non-statuto”. E spunta una inedita voglia di Congresso

M5S
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Le votazioni si sono concluse mercoledì sera alle 21 ma i dati non sono stati ancora diffusi

Risultati ancora non pervenuti, alla faccia della tempestività della rete e della trasparenza. E’ ancora buio fitto sui risultati della consultazione tra gli iscritti 5 Stelle sul nuovo regolamento disciplinare del Movimento.

Le votazioni si sono concluse mercoledì sera alle 21 ma i dati non sono stati ancora svelati. Verranno pubblicati entro oggi, annuncia il blog di Beppe Grillo. Ma perché – ci si chiede – non vengono diffusi subito? La spiegazione ufficiale è che questo tempo serve a permettere ad un ente esterno, incaricato dal M5S, “la verifica del processo” di voto.

Ma questo ritardo cozza con gli appelli martellanti del blog; un segnale, secondo alcuni, che il quorum non è stato raggiunto. Una nuova grana per il MoVimento che cerca di farsi vedere unito ma che è, in realtà, dilaniato dalla guerra tra correnti e sottoposto a stress enormi, a partire dalla battaglia sui costi della politica fino ad arrivare all’intervista di Virginia Raggi che ha scatenato il cosiddetto #FrigoGate.

L’asticella fissata dal quorum che renderebbe effettiva la votazione è il 75% degli iscritti: se gli iscritti al MoVimento fossero 130 mila (dato che non è mai stato ufficializzato) servirebbero quindi circa 100 mila voti on-line. Ma forse basterà anche il 50% più uno degli iscritti, quindi 60-70 mila: un risultato altrettanto ambizioso considerato che mai sul blog hanno votato più di 40 mila attivisti. L’importanza di questo appuntamento, seppure on line, è dimostrata dalla discesa in campo diretta anche di Davide Casaleggio che alcuni giorni fa spiegava: “Stiamo facendo una nuova giurisprudenza politica”.

Il clima è teso. C’è addirittura un gruppo di dissidenti che chiede la convocazione di una regolare assemblea del Movimento per modificare lo Statuto e che sono pronti ad adire le vie legali anche con una ‘class action’, un’azione giudiziaria collettiva. Una inedita “voglia di Congresso”. Ma nessuno, fra i dirigenti, ci mette la faccia. A parte Roberta Lombardi, al momento l’unica che si espone su un ipotetico piano B: “Vedremo cosa succederà in tribunale, se le nuove regole non dovessero passare. Finora i giudici non sono entrati molto nel merito”.

Una guerra aperta sotto tutti i fronti. Non solo quello dei numeri.

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