Non statuto, Grillo esulta per il flop

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Comico e big del M5S si affannano ad accreditare la tesi del successo, ma in arrivo nuovi ricorsi: «Presto una class action»

«Vedremo…», rispondeva laconico Bepe Grillo durante la sua ultima trasferta romana a chi gli chiedeva cosa sarebbe successo nel caso il referendum sul “Non Statuto”non avesse raggiunto il quorum del 75% degli iscritti previsto dal codice civile per modificare statuto e regolamento delle associazioni non riconosciute. E ci sono volute 36 interminabili ore di imbarazzato silenzio prima che la Casaleggio decidesse di rendere pubblici i dati definitivi della consultazione, numeri che certificano come l’asticella prevista dalla legge sia rimasta lontanissima.

Circa centomila infatti erano i voti richiesti e invece , dopo un mese di appelli accorati, chiamate al voto da tutti i big del Movimento e una sorta di stalking ai danni degli iscritti condotto tanto via mail quanto addirittura via sms, alla fine ad esprimersi sulle modifiche al “Non Statuto” sono stati soltanto 87.213 iscritti al Movimento 5 Stelle a fronte dei 135mila aventi diritto. Il 64% circa, in definitiva.

Un flop conclamato visto che le operazioni di voto sono rimaste aperte per addirittura un mese. Così, di fronte ai dati, la struttura di comunicazione del M5S ha fatto scattare quel piano d’emergenza messo a punto nei giorni scorsi (quando oramai era chiaro anche ai muri che il quorum sarebbe rimasto lontanissimo) nel tentativo di trasformare in un successo uno scenario che, senza mezzi termini, tutti nel M5S nei giorni scorsi a taccuini chiusi non esitavano a definire «una clamorosa figuraccia».

La seconda in pochi giorni, peraltro, dopo il sonoro fallimento della chiamata a raccolta del popolo grillino per manifestare contro il rinvio della legge per il dimezzamento degli stipendi parlamentari. Risultato: una piazza praticamente deserta e Grillo costretto a rinunciare al suo show che lascia Montecitorio da un’uscita laterale in silenzio quasi assoluto.

E per contenere la debacle, almeno comunicativamente, sono scesi in campo i big del Movimento, tutti impegnati a ripetere le tesi del successo senza precedenti. «È il record mondiale di partecipanti a una votazione online per una forza politica o un’associazione», traccia il solco Grillo nel suo post sul blog. «Il Movimento ha ottenuto un risultato senza precedenti quello di portare oltre 80.000 votanti on-line a votare», difende la linea Roberto Fico. «È un record – esulta Luigi Di Maio – 87.213 iscritti del Movimento 5 Stelle hanno votato e hanno aggiornato il regolamento e il “Non Statuto”, rendendo il Movimento più forte davanti agli attacchi di chi pensa di ostacolare, a colpi di battaglie legali e cavilli, l’unica forza politica credibile per cambiare il paese».

«Una partecipazione straordinaria, ben oltre la maggioranza assoluta degli iscritti – gli fa eco la senatrice Paola Taverna – È questo il cambiamento politico messo in atto dal Movimento 5 Stelle grazie alla democrazia diretta». Decisamente più complicato, invece, sarà gestire la questione del punto di vista legale visto che la soglia del 75% necessaria per modificare lo statuto è espressamente prevista dal codice civile.

«Oltre il 90% di chi ha votato, si è espresso a favore dell’ag giornamento del “Non Statuto” e del Regolamento e più del 70% per il Regolamento nella sua versione con le espulsioni», ha spiegato Grillo annunciando che «faremo in modo che questa chiara volontà venga rispettata in ossequio alle leggi attuali: i nostri avvocati sono già al lavoro per questo».

Insomma, per Grillo le leggi vigenti sono solo un dettaglio: «Processi, burocrazie, codici e codicilli non possono fermarci perché siamo uniti e compatti verso lo stesso obbiettivo – è il proclama del capo politico – Il Movimento 5 Stelle trova difficoltà a essere riconosciuto dalle leggi attuali perché la sua struttura e organizzazione è molto più innovativa e avanzata di quelle regolamentate dai codici». Una tesi che difficilmente potrà essere sostenuta nelle aule di tribunale, dove (è il caso di Napoli e Roma, ad esempio) gli espulsi che hanno fatto ricorso contro i regolamenti opachi del Movimento hanno già visto accolti i propri ricorsi. E dove, sopratutto adesso dopo i risultati del referendum, si preannunciano nuove azioni legali che potrebbero mettere ancora più in difficoltà Grillo e Casaleggio.

Non è un mistero, infatti, che le modifiche a “Non Statuto” e regolamento erano state studiate proprio per prevenire nuove azioni legali («Votate per difendere il Movimento dagli attacchi politici e giudiziari», aveva sostenuto Davide Casaleggio nel suo appello per il voto) e “blindare” le regole con cui procedere a espulsioni e allontanamenti. «Alcuni miei assistiti mi hanno già chiamato e stanno valutando il da farsi: il ricorso giudiziario resta l’extrema ratio per far valere i propri diritti visto che la mediazione di una convocazione assembleare per discutere e varare un nuovo Statuto e Regolamento a norma di legge è stata negata», spiegava ieri l’avvocato Lorenzo Borrè che ha rappresentato alcuni degli espulsi (riammessi) a Roma e a Napoli.

E la prima azione, stando alle intenzioni del legale, è quella di procedere con una sorta di “class action” per la quale «si stanno già raccogliendo fondi». Nel frattempo, però, la strada dei ricorsi è già spianata: «Non è necessario aspettare di essere espulsi o sospesi per ricorrere – spiega Borrè – il nuovo “Non Statuto” si potrebbe impugnare già domani»

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