Non solo la casa, meno tasse anche per le imprese

Economia
Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan a Napoli, accompagnato dalla sua signora, per il convegno  ''Le politiche di investimento in Europa e in Italia: le imprese, le banche e lo sviluppo del Mezzogiorno''  promosso dalla Fondazione Mezzogiorno Europa alla presenza anche del neo presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, 15 giungo 2015.
ANSA /CIRO FUSCO

Il ministro Padoan: “Con l’Europa stiamo trattando il come non il se”. E il premier, “più politica meno tecnocrazia”, punta sulla flessibilità Ue

E come se in questa prima domenica di settembre Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan abbiano deciso di dividersi i compiti. Ed in effetti, trattandosi del presidente del Consiglio e del ministro dell’Economia, è possibile, se non probabile che sia andata così. Il primo a Milano, a chiudere la Festa Nazionale de l’Unità, il secondo davanti al Lago di Como, protagonista del Forum Ambrosetti. Ebbene, se Renzi ha tenuto un discorso soprattutto politico di fronte al popolo democratico, il responsabile di Via XX Settembre è entrato invece nel merito delle principali questioni economiche e finanziarie. E lo ha fatto anche con un occhio ai mesi futuri, che si annunciano determinanti, con paragone calcistico, sia per le partite interne che per quelle fuori casa, ovvero nella messa a punto della Legge di stabilità e nel negoziato con l’Europa per stabilire quali margini di manovra finanziari verranno concessi al nostro Paese.

Numeri da spiegare

«C’è un quadro esterno favorevole che continuerà e c’è una forte componente interna. E questi numeri dureranno». In quel di Cernobbio, il responsabile del dicastero economico ha voluto subito piantare dei paletti. Ed eccone un altro, tanto secco quanto esplicito: «La ripresa c’è». Per Padoan «i numeri positivi su Pil e occupazione dipendono, certo, da un quadro esterno favorevole, che bisogna sfruttare perché non durerà in eterno, ma c’è anche una forte componente interna, endogena, ed è per questa dinamica che secondo me questi numeri sono destinati a durare». Paletti ma anche sassolini, quelli che Padoan ha detto di volersi togliere dalla scarpa, «visto che da quando sono usciti i numeri ci si chiede cosa vogliano dire». I numeri sono quelli che certificano la risalita, seppur timida, del Pil e la discesa della disoccupazione. «Lo sport nazionale – ha spiegato il ministro – è diventato chiedersi cosa vogliono dire questi numeri. Ed allora va detto che ci sono tre elementi della domanda interna che continueranno a rafforzarsi. In primo luogo la ripresa che è sempre più trainata dalla spesa delle famiglie, che consumano di più perché hanno un po’ più di reddito, e forse gli 80 euro funzionano un po’ meno peggio di quanto detto da alcuni…». Il secondo elemento, poi, consiste «nella maggiore fiducia delle famiglie che quindi spendono più volentieri i soldi che hanno a disposizione. Le stesse famiglie che, terzo elemento, vedono finalmente tornare a concretizzarsi qualcosa che è fondamentale, il lavoro».

Anche le aziende

Famiglie ma anche imprese, per le quali «le cose stanno migliorando sul lato del credito, che poi è stato uno dei principali motivi di freno che ha trattenuto in recessione il Paese per tre anni. Un problema, quello dei finanziamenti al sistema produttivo, che sta piano piano sciogliendosi nel modo migliore, anche grazie al sostegno con strumenti per la crescita che rappresenta uno dei pilastri della strategia del governo». E qui da Padoan è arrivata un’importante anticipazione: «Non si potrà dire che in questa Legge di stabilità taglieremo solo le tasse sulla casa, stiamo pensando di abbassare anche le tasse che gravano sulla competitività delle imprese. Con il premier la pensiamo esattamente allo stesso modo: c’è una strategia di riduzione che comincia nel 2014 e finisce nel 2018».
E un altro pensiero che accomuna certamente Renzi e Padoan è quello di Bruxelles, luogo dove i conti italiani saranno passati al setaccio nelle prossime settimane, parallelamente al definirsi di quella che una volta si chiamava la Legge finanziaria. Il ministro dell’Economia ha delineato un processo già in divenire: «Alla riunione del G20 di Ankara, con il commissario Ue agli Affari Economici, Pierre Moscovici, si è parlato anche della clausola di flessibilità, anzi lo stesso commissario mi ha chiesto in che modo intendiamo utilizzarla. E noi la utilizzeremo al meglio, all’interno dei margini decisi da tutti e con la massima efficienza possibile». E questo ci rimanda al lavoro di coppia di cui sopra. Facile, infatti, immaginare in sede Ue un Matteo Renzi impegnato a rivendicare, di fronte ai suoi omologhi, un Europa che faccia più politica e dipenda meno dai tecnocrati. In qualche sala attigua, invece, ci sarà un Pier Carlo Padoan pronto a far di conto, ed a calcolare di quanta clausola di flessibilità (nell’ambito del rapporto deficit/pil) avrà bisogno il nostro Paese per poter mandare in porto senza troppi patemi la Legge di stabilità.

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