Non piace ai padroni M5S: a Milano Bedori si ritira

M5S
La candidata a sindaco di Milano per il M5S, Patrizia Bedori, fotografata a margine del  flash mob organizzato dal M5S davanti alla sede del consiglio della Regione Lombardia per protestare contro la giunta guidata da Roberto Maroni, Milano, 22 febbraio 2016.
ANSA / MATTEO BAZZI

Passo indietro della candidata mentre a Torino esplode la faida grillina

Non piaceva alla Casaleggio Associati e neppure a Dario Fo: La candidata sindaco a Milano per il Movimento 5 Stelle, Patrizia Bedori, ha così messo a disposizione la sua candidatura, dopo un confronto con gli attivisti milanesi. E il Pd attacca: «La favoletta della democrazia a 5 Stelle è già finita nel peggiore dei modi: a decidere, ancora una volta, sono i diktat di Casaleggio». I parlamentari Dem hanno lanciato su Twitter l’hashtag “flop a 5 Stelle”. Intanto un nuovo caso si apre a Torino dove 160 attivisti si propongono come «pensanti e onesti» in contrapposizione ai vertici grillini.

«Ragazzi, io mollo»: Patrizia Bedori, candidata sindaca del Movimento 5 Stelle a Milano, vuole ritirare la sua candidatura per Palazzo Marino. Intenzione espressa ai colleghi grillini la sera in cui c’è stato un vertice con Casaleggio, Grillo e il Direttorio. Si è presa 24 ore di tempo e oggi comunicherà la sua decisione. 52 anni, disoccupata, consigliera di zona, è stata la prima a proporsi per guidare la città, scelta con 74 voti espressi a novembre da una sorta di primarie “fisiche” e non dalla votazione on line. Per quattro mesi ci ha creduto e si è impegnata ma è rimasta nell’ombra, ma non deve esserle stata indifferente la freddezza del ghota grillino e la «preoccupazione» sulla sua adeguatezza espressa dal premio Nobel Dario Fo. Venerdì a Milano nello studio della Casaleggio Associati, a due passi dalla Scala, si sono riuniti a lungo i “capi” Gian Roberto Casaleggio e suo figlio Davide, Beppe Grillo e i cinque parlamentari del Direttorio. Il giorno dopo la candidata si è detta pronta a cedere il passo. Certo è un bel problema per i 5 Stelle, che si ritrovano un vuoto nella seconda città d’Italia e anche divisioni interne. E se a Roma Virginia Raggi è lanciata, a Napoli si attende il secondo round on line per la selezione dei candidati (snobbate dai militanti nella città di Luigi Di Maio) e a Torino c’è aria di espulsioni.

Patrizia Bedori non ha mai convinto i vertici del Movimento, né era mai stato riconosciuto del tutto il fac simile di primarie che erano state organizzate con dei banchetti “fisici” per la strada, e non solo con immateriali clic in Rete, dove erano andate a votare poche centinaia di persone. E proprio la candidatura scelta dal basso usciva fuori dal rigido sistema di controllo e orientamento esercitato da Casaleggio & Co. Insomma, quella di Bedori è stata una designazione in sordina, un flop per una città come Milano, e lei aveva incassato appena un voto in più di Livio Lo Verso, secondo classificato che poi ha rinunciato alla corsa per motivi personali. A questo punto il testimone potrebbe passare a Gianluca Corrado, che nella scarna consultazione in Rete è arrivato terzo e che potrebbe essere il nuovo candidato ma non tutti sono d’accordo. Il nodo potrebbe essere risolto con delle nuove “comunarie”, questa volta on line sul blog di Grillo, delle «fuffarie» come ha chiama ironicamente il Pd. La rinuncia di Patrizia Bedori, che era già nell’aria, tanto più che tempo fa le avevano chiesto il passo indietro, è maturata in un confronto con la base grillina milanese. Però aveva toccato con mano l’isolamento e ha quindi pensato seriamente di mollare.

Si è presa del tempo per decidere ma la notizia è stata fatta uscire, dando il via anche alle reazioni e al sarcasmo degli avversari. I parlamentari del Pd hanno lanciato su Twitter l’hashtag “flop a 5 Stelle”, il senatore milanese Franco Mirabelli attacca: «La loro democrazia dal basso è una farsa». Matteo Mauri, vicecapogruppo dem alla Camera, commenta che «come avevamo previsto ormai da settimane la candidata eletta dai militanti M5S è stata dimissionata senza onore. La favoletta della democrazia a 5 Stelle è già finita nel peggiore dei modi: a decidere, ancora una volta, sono i diktat di Casaleggio». Il leghista Salvini si frega le mani pronto a raccogliere i voti grillini anche se è convinto di vincere «a prescindere dagli altri». Adesso si è aperta una bella grana per i 5 Stelle milanesi, e anche se Bedori ci ripensasse e restasse in corsa, cosa poco probabile, sarebbe azzoppata, ancora più debole. Per dirottare l’attenzione sul Blog di Grillo (a parte la temporanea apertura sul “mercato nero dei cuccioli”), nel mirino torna il Pd per alcune dichiarazioni fatte da Corradino Mineo, senatore andato con Si nel gruppo Misto, su presunte rischieste di soldi ai candidati dem, cosa che l’ex tesoriere Pd Misiani ha smentito, mentre Luigi Di Maio dimentica che i candidati grillini alle comunali hanno sul collo la Spada di Damocle della multa da 150mila euro se dissentono e cambiano gruppo.

Non tira una buona aria neppure a Torino, dove si contendono fazioni diverse nel M5s, e comanderebbe un gruppo “segreto” di ben 160 attivisti che si ritengono però «pensanti e onesti», agiscono uscendo dal ferreo controllo centralizzato e protestano, avvisando Grillo e Fico, perché avvengono strane cose come la cancellazione di iscritti che hanno espresso autonomamente un “like” Facebook. Nel caos a 5 stelle torinese, però c’è chi si sfila e stanno nascendo anche dei “sottogruppi”. In provincia di Torino, a Nichelino, l’attivista Domenico Cupparo è stato espulso, neanche un mese fa a Napoli sono stati buttati fuori dal M5s in 36.

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