“Non perdiamoci di vista, neanche dopo il referendum”. D’Alema lancia i comitati del No

Referendum
Foto Roberto Monaldo / LaPresse
17-03-2011 Roma
Interni
Trasmissione televisiva "Annozero"
Nella foto Massimo D'Alema

Photo Roberto Monaldo / LaPresse
17-03-2011 Rome
Tv program "Annozero"
In the photo Massimo D'Alema

L’ex premier al cinema Farnese di Roma: “Se vince il No è la fine del partito dell nazione. Un fatto positivo per l’Italia”

 

“La riforma della Costituzione che fece Berlusconi non è molto diversa dalla riforma Renzi. Risulta quindi difficile per chi si è opposto con tutte le sue forze alla riforma Berlusconi votare questa riforma, che riprende alcuni aspetti proprio di quella di Berlusconi, peggiorandoli”. E’ un Massimo D’Alema che non usa mezze misure per criticare l’impianto della modifica costituzionale che sarà sottoposto a referendum.

La battaglia dell’ex premier parte dal cinema Farnese di Roma , dove si sono riunite oggi decine di persone. L’età media dei presenti e’ piuttosto alta. Ci sono parlamentari di oggi e di ieri: Michele Ventura, Giorgio Merlo, Pietro Folena, Arturo Scotto, Alfredo D’Attorre, Paolo Corsini e altri. “Da tante parti del paese ci arriva una richiesta a cui non potevamo restare insensibili. Ci chiedono una forma organizzata e propositiva per le ragioni del no”.

D’Alema ci tiene a premettere che “non siamo qui per un’iniziativa che vuole dividere il Pd, anche perché tante persone che sono qui non sono iscritte al Pd: centinaia di migliaia persone che non hanno rinnovato la tessera e milioni che non hanno più votato Pd. Il partito ha perso più di un milione di voti alle ultime elezioni. C’è un partito senza popolo e un popolo senza partito. Non vogliamo dare un partito ma offrire un’occasione di impegno civile, di partecipazione”. In sala applaudono tutti, ancora di più quando D’Alema lancia il comitato per il no al referendum proponendo come presidente il professor Guido Calvi.

Parla per un’ora, l’ex premier, condendo le critiche ai metodi e ai meriti della riforma con molto sarcasmo. La riforma, dice, è “bislacca”; il processo legislativo che vien fuori è un “ginepraio. Si esce dal bicameralismo perfetto e si entra nel bicameralismo confuso. Non si capisce come sarà formato questo Senato”. Poi, attacca: “La Costituzione è stata cambiata da un Parlamento eletto con una legge incostituzionale. Da una maggioranza che si è formata con il trasformismo, senza mandato popolare”.

Una maggioranza, aggiunge, che ha prodotto “un volumetto che si presta a un plebiscito perché le persone non saranno messe in grado di capirlo”. Dalla riforma, osserva D’Alema, esce fuori un “presidenzialismo di fatto e di nascosto, un presidenzialismo diverso da quello americano dove il Parlamento è un vero contrappeso. Qui, invece, avremo un presidente eletto con un codazzo di parlamentari nominati da lui”. L’ex ministro degli Esteri punta ancora il dito contro il combinato tra riforma Boschi e italicum: “Una piccola minoranza si può impossessare di tutte le istituzioni, per me è inaccettabile”.

Ecco l’immancabile stilettata contro Renzi: “Sono un ammiratore del presidente del Consiglio, perché è capace di dire qualsiasi cosa: ha detto che la legge elettorale è materia del Parlamento, non del governo. Quando il Parlamento voleva discuterne ha messo la fiducia. Ora l’ha ridata al Parlamento perché non sa come uscirne”. La vittoria del no al referendum costituzionale, aggiunge D’Alema “segnerebbe la fine di questa idea del partito di Renzi, del partito della nazione che ha creato una spaccatura sentimentale col popolo di sinistra. Si riaprirebbe il momento del confronto. Sarebbe un fatto positivo per l’Italia”.

Prima di concludere ne ha per Marchionne: “Non capisco perché Marchionne, che è un cittadino del Lussemburgo, si interessi alla riforma costituzionale di un altro paese”. E ancora: “Trovo veramente sgradevole che il governo non definisca la data del referendum”. Infine, ai militanti che lo applaudono soddisfatti, promette: “Siamo una struttura povera. Non perdiamoci di vista da qui al referendum, ma neanche dopo”. Oggi, spiega, nasce “uno spazio di partecipazione e militanza nel quale si possa tornare a essere orgogliosi di essere militanti di sinistra, di centrosinistra, del mondo cattolico democratico”.

 

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