“Non faccio il boia della Costituzione”. E Grasso ignora la richiesta della maggioranza

Riforme
Il presidente del Senato Pietro Grasso durante l'esame del ddl Rai nell'aula del Senato, Roma, 31 luglio 2015.    ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Il presidente del Senato posticipa di sua iniziativa la data per l’approvazione della riforma costituzionale, facendo crescere la tensione con il Pd in vista della decisione sull’articolo 2

Una conferenza dei capigruppo molto tesa, durata più di tre ore, ha dato il via libera al calendario che porterà al voto finale sulla riforma costituzionale il 13 ottobre prossimo, ad appena due giorni dall’avvio della sezione di bilancio che, come di consueto, ‘congela’ i lavori parlamentari sugli altri provvedimenti. L’aula del Senato inizierà a votare gli emendamenti martedì 29 settembre alle 11, in una seduta che proseguirà fino a mezzanotte.

Ma è stata la data conclusiva del dibattito a far salire la tensione tra il presidente Pietro Grasso e la maggioranza. A nome anche dei colleghi alleati, il capogruppo dem Luigi Zanda aveva chiesto che il percorso del ddl Boschi si concludesse l’8 ottobre. Una richiesta, quella della maggioranza, della quale di norma il presidente prende atto. Grasso, però, ha deciso autonomamente di concedere ulteriore spazio alle minoranze prolungando i termini per la discussione degli emendamenti fino al 13. “Non faccio il boia della Costituzione”, avrebbe affermato Grasso di fronte ai colleghi. La data è stata quindi approvata a maggioranza in conferenza dei capigruppo e poi sancita dal voto dell’aula.

Un ulteriore attrito con la poltrona più alta di palazzo Madama che crea qualche preoccupazione tra i dem, in vista della decisione sull’ammissibilità o meno degli emendamenti all’articolo 2 della riforma.

Nel frattempo, Francesco Russo (segretario d’aula del Pd) si è rivolto proprio a Grasso per verificare se Roberto Calderoli, che ha presentato oltre 85 milioni di emendamenti, abbia effettivamente letto e sottoscritto i testi presentati, richiamandosi all’articolo 100 del regolamento del Senato, che prevede che gli emendamenti siano presentati per iscritto (non su dvd, come ha fatto l’esponente leghista) e firmati. “In caso contrario – scrive Russo nella sua richiesta – chiediamo che gli emendamenti siano dichiarati semplicemente frutto di un gioco matematico dei cui risultati neppure il collega è consapevole e quindi siano dichiarati irricevibili”.

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