Dietro la rivendicazione dell’IS il tentativo di innescare la guerra civile in Francia

Terrorismo
attetnato Nizza

A lanciare l’allarme il capo dell’intelligence transalpina giorni prima dell’attentato. Oggi, dietro la rivendicazione dell’IS, è possibile leggere la strategia dello stato islamico: radicalizzare il conflitto tra l’estrema destra e i musulmani, in un paese che ribolle di collera

Un camion che travolge la folla in un giorno di festa: lo scenario richiama i peggiori incubi di carneficina e morte, quasi da set cinematografico. La reazione di chi apprende la notizia, in tutte le parti del mondo, è accompagnata dallo sgomento di non riuscire a comprendere: la parola “insensato” emerge tra la Babele di pensieri, suggestioni e paure che cresce rapidamente intorno a un evento del genere.

Ma dietro una dinamica che fa apparentemente deflagrare un vuoto di senso, c’è qualcuno che conosce bene il dualismo delle reazioni umane: di fronte a un attentato come questo o ci si annichilisce, oppure si tende a reagire di pancia, assecondando il montante istinto di colpire.

Schermata 07-2457585 alle 12.20.18Anche se in questo caso l’attentato sembra nascere più dall’iniziativa di un “cane sciolto”, che rispondere a dinamiche eterodirette, la rivendicazione tardiva e strumentale dell’IS ci rivela ancora una volta un dato di fatto: dietro alla serie di attacchi reiterati in Francia c’è il tentativo di radicalizzazione del conflitto finalizzato alla guerra civile. E questo in uno stato che ribolle di collera, attanagliato dalla tensione, reduce dagli attacchi del 13 novembre, dalla guerriglia per il jobs act e in balia di estreme pulsioni destrorse. Cavalcando un atto del genere, lo Stato Islamico formula il subdolo invito a una reazione contro la comunità musulmana francese, che inneschi una spirale senza uscita.

E l’allarme è stato lanciato in modo esplicito dal capo dell’intelligence transalpina, Patrick Calvar, alcuni giorni fa in audizione alla commissione d’inchiesta per gli attentati del 13 novembre a Parigi: il pericolo è che una rappresaglia dell’estrema destra contro le comunità musulmane dia la stura a un escalation di violenza irreversibile.

Questa lettura riesce a farci mettere in prospettiva la strategia scellerata dello Stato islamico, in un momento storico in cui sembra quasi prossimo alla sconfitta sul fronte interno. La trappola che avevamo messo in luce, in occasione degli attentati di novembre, è sempre quella di provare a radicalizzare le comunità musulmane presenti in Europa. Dietro a un gesto così terribile e spettacolare come quello di ieri c’è la viscida richiesta di rappresaglie e ritorsioni. La speranza che la Francia si rivolti contro se stessa, contro la sua componente musulmana: e l’Islam è la religione più diffusa nel paese. Proprio in questo momento il rischio più grande da correre è quello di fare il gioco dei terroristi, parlando la loro lingua di violenza, che chiede, supplice, altra violenza.

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