Non ci sono i numeri, il Parlamento verso il primo no a Pedro Sánchez

Spagna
epa05189304 Leader of Spain's Socialist Party (PSOE) Pedro Sanchez gives a speech at the Lower Chamber of the Spanish Parliament in Madrid, Spain, 01 March 2016, during an investiture debate. If an agreement is not reached, Spain will have to hold new elections on 26 June.  EPA/JJ GUILLEN

Il candidato premier può contare solo sui voti di 130 deputati su 350

L’accordo tra il socialista Pedro Sánchez e il liberale Albert Rivera sta portando a un nulla di fatto. Il Congresso spagnolo, infatti, si avvia con il voto di oggi verso il primo no al leader del Psoe che in questo periodo ha cercato di trovare l’appoggio degli altri partiti, soprattutto di Podemos, per raggiungere la maggioranza in Parlamento e ottenere la fiducia al suo incarico di governo con l’alleanza di Ciudadanos.

L’accordo costituzionalista tra i due partiti ha però allontanato Pablo Iglesias e Mariano Rajoy che ha parlato di “accordo truffa” tra il Psoe e Ciudadanos. “Questa è una candidatura fittizia e irreale”, ha detto il leader del Pp parlando al Parlamento, rimproverando a Sánchez di avere rifiutato il dialogo con il Partito popolare. Dall’aula arrivano anche le accuse di Iglesias che ha incolpato Sánchez di “avere ascoltato la voce dei potenti, che diceva ‘Podemos no'”, preferendo un patto con il partito di centrodestra Ciudadanos piuttosto che un governo di sinistra.

Con i voti contrari del Pp e di Podemos annunciati in aula da Rajoy e Iglesias, la bocciatura di Sánchez è ormai sicura e, anche se ci sarà una seconda votazione dopo 48 ore, il prossimo 4 marzo (quando servirà solo la maggioranza semplice), il tentativo del leader socialista di formare un governo sembra ormai destinato a fallire. Al momento, infatti, il candidato premier può contare sui voti di 130 deputati su 350 (90 del Psoe e 40 di Ciudadanos).

La settimana prossima sarà quella decisiva per capire se sarà possibile trovare un nuovo candidato premier oppure se il Paese dovrà tornare alle urne. Se entro il 2 maggio il Parlamento non avrà votato la fiducia di un nome per la guida del governo, si procederà allo scioglimento del Parlamento per poi organizzare nuove elezioni per il prossimo 26 giugno.

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