Non c’è pace tra Roma e Berlino, Weber ri-attacca Renzi

Europa
epa04965298 Jean-Claude Juncker (R), President of the European Commission, greets Chairman of the EPP Group in the European Parliament Manfred Weber (L), before his speech during the plenary session about the humanitarian situation of refugees within the EU and in neighbouring countries in the European Parliament in Strasbourg, France, 06 October 2015.  EPA/PATRICK SEEGER

Il capogruppo tedesco del Ppe, vicinissimo alla Merkel, rispedisce al mittente le richieste di nuovi margini di flessibilità per l’Italia

Sembra non esserci pace nel rapporto tra Italia e Europa. Tra alti e bassi, da qualche mese, continua uno scontro dialettico tra il governo italiano e la Commissione europea, in particolar modo con i rappresentanti del Ppe. Oggi è il capogruppo dei popolari al Parlamento europeo Manfred Weber ad attaccare l’Italia.

L’eurodeputato tedesco sostiene che “non ci sono più ulteriori margini per maggiore flessibilità. Sarebbe auspicabile da parte di tutti prendere coscienza dello stato dei fatti. Juncker ieri ha inviato una lettera a Renzi per ricordagli gli obblighi europei: spero che sia arrivata a destinazione”. L’attacco di Weber viene a pochi giorni dal bilaterale tra Matteo Renzi e Angela Merkel in cui i due leader sembravano aver trovato un accordo di fondo, anche se la Cancelliera tedesca non aveva dato il suo supporto al premier italiano aveva garantito una suo neutralità. Non tarda ad arrivare la risposta del Pd, che con il capogruppo al parlamento europeo Patrizia Toia definisce Weber “il primo nemico della Commissione europea perché ne mette a rischio ogni giorno la tenuta con le sue dichiarazioni oltranziste, contrarie al patto di legislatura alla base della coalizione che ha dato la fiducia a Juncker”

Nella lettera inviata al governo, Juncker conferma che il contributo che gli stati verseranno dal fondo per aiutare la Turchia per l’emergenza migranti saranno scomputati dal patto di stabilità e crescita. Una vittoria di Renzi, ma che non mette fine alle polemiche. Infatti la Commissione tarda a dare l’ok all’Italia su quel 0,2% di flessibilità, circa 3 miliardi nella legge di stabilità, che il governo chiede per gestire l’emergenza migranti nel Mediterraneo. Di questo il premier ha parlato anche nel suo viaggio in Africa: “Non è possibile considerare le vite da salvare nel Mar Egeo diverse da quelle da salvare nel Mar Tirreno“.

La partita è ancora lunga e non di facile soluzione, tra le spinte dei paesi rigoristi e quelli, tra cui l’Italia che sostengono che la crescita ci può essere solo con gli investimenti e non solo con il rigore dei conti. Intanto secondo il Brussels Playbook di Politico sembrerebbe prossimo un ulteriore scontro tra l’Italia e l’Europa sulla decisione di concedere alla Cina lo status di economia di mercato, decisione che vede la contrarietà del governo italiano.

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