Non aveva stretto la mano al rivale israeliano: espulso il judoka egiziano

Olimpia
EPA/ORLANDO BARRIA

La decisione del Cio dopo le critiche piovute sull’atleta arabo

Il caso – avvenuto quattro giorni fa a Rio – aveva già fatto discutere. Il judoka egiziano Islam El Shehaby era stato eliminato con un ippon del suo avversario israeliano Or Sasson e si era rifiutato di stringergli la mano. L’atleta di fronte alla mano tesa del suo rivale ha fatto qualche passo indietro, scuotendo la testa, e gli ha anche negato anche l’inchino.

Un atto molto grave, fischiato dalle persone presenti all’incontro, anche secondo il Comitato Olimpico Internazionale che aveva contestato duramente il gesto, soprattutto dopo che l’atleta arabo aveva dichiarato di non aver infranto nessuna regola non dando la mano all’avversario.

“Stringere la mano al tuo rivale – ha detto nei giorni scorsi El Shehaby – non è un obbligo scritto nelle regole del judo. Avviene tra amici e lui non è un mio amico. Non ho alcun problema con gli ebrei o con persone di altra religione o di altri credo. Ma per ragioni personali non mi si può chiedere di stringere la mano a chiunque venga da questo Stato, soprattutto di fronte al mondo intero”.

Ma ora il Cio è intervenuto con un severo richiamo all’egiziano per un comportamento “contrario alle norme del fair play e contro lo spirito di amicizia presenti nei valori olimpici”. Il comitato olimpico ha quindi “fortemente condannato l’azione di El Shehaby e lo ha mandato a casa”.

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