Ama, nomine e stipendi: i pasticci della Raggi e i mal di pancia del M5S

M5S
Il sindaco di Roma Virginia Raggi lascia il suo studio e passeggia nel centro storico a Roma, 21 giugno 2016, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Questo pomeriggio alle 18 si riunirà l’esecutivo comunale per ufficializzare la nomina di Stefano Bina, come nuovo Dg Ama

La nuova governance dell’Ama è fatta. Dopo l’arrivo dell’amministratore unico, Alessandro Solidoro, oggi la giunta di Virginia Raggi indicherà il nuovo direttore generale della municipalizzata romana. Salvo sconvolgimenti dell’ultimo minuto, ad assumere questa carica sarà Stefano Bina, dg della Asm Spa, società che a Voghera (Pavia) si occupa tanto di igiene ambientale quanto di elettricità.

Bina avrà per ora un incarico ‘ad interim’ fino all’espletamento della gara per scegliere il dg definitivo e il sindaco a quanto si apprende potrebbe tornare a Roma dalla breve pausa estiva con suo figlio, iniziata dopo Ferragosto, per la riunione della giunta capitolina che questo pomeriggio alle 18 riunirà l’esecutivo comunale.

Ma c’è chi fa notare che, se Solidoro non si è mai occupato di rifiuti, il nuovo dg dovrà gestire una città come Roma che conta 3 milioni di abitanti e non semplicemente 40 mila come Voghera. Infine, c’è chi considera le nomine illegittime in quanto, viene sostenuto, sarebbe stato possibile utilizzare una risorsa interna in attesa che venisse espletato il bando pubblico.

Inoltre arrivano critiche anche sul fatto che la giunta si riunisca solo per fare nuove nomine. Senza considerare l’aspra polemica scoppiata sul caso degli stipendi d’oro e i costi degli staff a Cinque Stelle. Dal Pd si fa sentire il principale sfidante di Virginia Raggi in campagna elettorale: “I grillini hanno impostato e vinto, in alcuni casi, campagne elettorali, esattamente sul tema del contenimento degli stipendi – sottolinea Roberto Giachetti – ora improvvisamente per giustificarsi dicono, ‘lo facevano anche gli altri’. I romani che cosa li hanno votati a fare?”.

Il capogruppo dei pentastellati in Campidoglio Paolo Ferrara cerca di gettare acqua sul fuoco: “Non mi risultano malumori all’interno delle nostre chat, solo normali discussioni. Non so da dove escano queste notizie. Il gruppo è coeso attorno alle scelte del Campidoglio”.

Mentre l’elenco degli stipendiati d’oro si allunga: dal capo di gabinetto (193 mila euro annui) al capo della segreteria politica (120 mila euro, il triplo di quanto guadagnava come funzionario comunale), i mal di pancia anche tra gli attivisti e i sostenitori grillini ci sono stati eccome.

Insomma i malumori per le nomine decise da Raggi non si placano e coinvolgono anche i big del movimento, ancora in attesa che Raffaele Marra, in passato collaboratore di Gianni Alemanno, venga destinato ad altro incarico come promesso. E come si dice, sopratutto in casa Cinquestelle, ogni promessa è debito.

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