Nomina nuda tenemus. L’Italia e il mondo ricordano il gigante della cultura

Cultura
20121125 - Umberto Eco ieri alla manifestazione di Giustizia e libertà. ANSA

Dalla stampa al mondo intellettuale e della politica: tutti ricordano il grande scrittore e intellettuale

“La rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi”. Era la citazione del monaco benedettino Bernardo Cluniacense che Eco aveva riportato nel suo romanzo più famoso, Il nome della rosa. E oggi, il giorno dopo la sua scomparsa, quello che restano sono solo nomi e parole con cui il mondo – i media stranieri, i politici, gli intellettuali – cerca di far rivivere nel ricordo un grande intellettuale.

Umberto Eco “era uno dei nomi letterari più venerati al mondo”, scrive il Guardian che ricorda l’intervista fatta proprio dal quotidiano britannico a Eco nel 2015. “Credo che un autore deve scrivere ciò che il lettore non si aspetta. Il problema non è quello di chiedere di cosa hanno bisogno ma di cambiarli, per produrre noi il tipo di lettore che si desidera per ogni storia”, aveva spiegato Eco illustrando il suo approccio alla lettura.

Anche il giornale francese Le Monde pubblica un’intervista fatta all’intellettuale nel 2015 in occasione dell’uscita del suo ultimo libro in cui Eco parla del valore del giornalismo critico contro l’abitudine della stampa a “riprendere informazioni senza dare loro un valore aggiunto”.

“Se la curiosità e il campo di indagine di Umberto Eco conoscevano pochi limiti, la costante della sua analisi resta la volontà di vedere il senso là dove si sarebbe tentati di non vedere altro che fatti – si legge ancora su Le Monde – “Filosofo destinato a essere inserito nella super selettiva Library of Living Philisophers, Eco sembra promesso anche a una posterità da romanziere. Una sorta di Pico della Mirandola, colui che il medievalista Jacques le Goff chiamava ‘il grande alchimista'”.

“Come studioso di semiotica – scrive invece il New York Times -, Eco ha cercato di intepretare le culture attraverso i loro segni e simboli, con parole, icone religiose, spartiti… Ha pubblicato più di 20 libri di saggistica su questi temi mentre insegnava all’Università di Bologna. Ma piuttosto che separare la sua vita accademica dalla sua narrativa popolare, Eco ha infuso nei suoi sette romanzi molti dei suoi temi scientifici”, si legge sul sito del quotidiano americano che celebra lo scrittore come una sorta di celebrità della cultura pop, “capace di fondere due mondi, quello accademico e quello letterario senza mai perdere il contatto il pubblico e la realtà”.

Anche i principali giornali spagnoli, El País e El Mundo, ricordano lo scrittore con coccodrilli e vecchie interviste in cui Eco ricorda un dibattito molto polemico con Piero Ottone sulla differenza tra notizia e commento.

umberto eco_elmundo

Sempre dalla Spagna, è il premier spagnolo Mariano Rajoy a esprimere le sue condoglianze per la morte dello scrittore e accademico italiano: “Il suo lavoro rimarrà nella nostra memoria. Riposi in pace”, ha scritto su Twitter.

“Un immenso intellettuale è morto. Umberto Eco lascia un patrimonio di cultura, di idee, romanzi e insegnamenti che resteranno eterni”, scrive il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz.

In Italia il premier Matteo Renzi lo ha ricordato come un “esempio straordinario di intellettuale europeo, univa una intelligenza unica del passato a una inesauribile capacità di anticipare il futuro”, sottolinea il presidente del Consiglio che con lui si era intrattenuto l’ultima volta a Expo, insieme al presidente francese François Hollande, proprio sui temi della identità europea, dell’innovazione scientifica, della memoria e della lotta contro l’intolleranza. “Una perdita enorme per la cultura – ha aggiunto -, cui mancherà la sua scrittura e voce, il suo pensiero acuto e vivo, la sua umanità”.

E’ “particolarmente addolorato” il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la morte di Umberto Eco, “un uomo libero, dotato di un profondo spirito critico e di grande passione civile. E’ stato un protagonista del dibattito intellettuale italiano e internazionale. Nella sua autobiografia si specchia il percorso di ricerca di identità culturale di intere generazioni del dopoguerra. Interprete, nei suoi anni giovanili, dei fermenti che animarono il mondo cattolico, seppe esprimere in modo creativo nelle sue diverse esperienze la curiosità che lo guidava, sia sul terreno della sperimentazione dei linguaggi, a partire dalla televisione, sia su quello della ricerca semiologica. La critica sociale che ha espresso nei suoi saggi e nei suoi frequenti interventi pubblicistici era figlia di questa capacita’ di lettura della società contemporanea. Umberto Eco ha vissuto immerso nelle contraddizioni del suo tempo, senza lasciarsene travolgere. Osservatore acuto e disincantato, scrittore finissimo, anticipatore e speimentatore di fenomeni e tendenze, si è sempre proiettato nella dimensione internazionale, lontano da ogni chiusura dogmatica o provinciale. I suoi saggi e i suoi romanzi hanno portato grande prestigio all’Italia e arricchito la cultura di ogni latitudine”.

“Giovane e vulcanico fino all’ultimo giorno”, scrive il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini su Twitter.

Lo definisce un “gigante della cultura italiana” la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli. “Umberto Eco – aggiunge – rimarrà senz’altro tra gli scrittori italiani più amati in tutto il mondo, e dovremo ricordarlo anche per essere stato un innovatore, un profondo studioso dei media e dei linguaggi, un educatore che ha saputo parlare alle nuove generazioni avvicinandole all’arte, alla filosofia, alle scienze sociali. Ci mancherà tanto”.

Anche lo scrittore Roberto Saviano dalla sua pagina Facebook ha ricordato il professore: “Per ora, prima che mi arrivino le parole giuste – che non ci sono mai in questi momenti – voglio solo promettere alla sua memoria che non dimenticherò mai cosa ha fatto per me. C’è stato quando, sconosciuto e in difficoltà agli inizi, la mia vita stava precipitando. Grazie, Professore”.

Da Bologna, allievi e docenti ricordano sui social il docente e intellettuale: il professore di comunicazione, Roberto Grandi, scrive: “Era il 1972. Mi pare ieri. Grazie per i momenti belli che abbiamo condiviso”. Anche l’europarlamentare Elly Schlein, che ha studiato a Bologna, twitta: “Poco fa ha iniziato a piovere a Bologna. Ci mancherà il suo sguardo sul mondo”.

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