Noi scienziati per il Sì

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Noi ci siamo convinti delle ragioni del Sì anche se da scienziati lasciamo aperto il campo al dubbio

Siamo preoccupati per la piega incivile che sta prendendo il dibattito sul prossimo referendum, sembra una corrida invece di una discussione politica, in cui il toro è Renzi. È preoccupante vedere un’opposizione che ritiene suo compito supremo far cadere il governo, questa non è la democrazia che vogliamo.

Il governo sia giudicato e magari bocciato al compimento del suo mandato: sia quello nazionale, che quello di Roma, Milano, Napoli o Torino. Questo è ciò che avviene in tutti i sistemi sani e questo è in parte uno degli obiettivi di questa riforma.

Noi ci siamo convinti delle ragioni del Sì anche se da scienziati lasciamo aperto il campo al dubbio. Non ci pronunciamo sui dibattiti fra costituzionalisti e politologi di opposte fazioni. Ci limitiamo a constatare che le ragioni del No abbiano spesso l’effetto di disorientare l’elettore invece che di orientarlo, e riteniamo che le opzioni proposte in alternativa a questa riforma siano poco convincenti in quanto si elidono a vicenda.

Ad esempio: il nuovo senato è un senato di nominati. Questa obiezione ci pare del tutto illogica. Il nuovo senato dovrà rappresentare le istituzioni locali, e a meno di non voler completamente cambiare il sistema istituzionale italiano, non è logico che rappresenti i cittadini in modo diretto creando un nuovo luogo di conflitti. Si poteva fare una riforma migliore.

Questo è tautologico, per chi crede nella scienza, ma in politica quello che è meglio per X è peggio per Y, ed in democrazia alla fine il quesito si scioglie votando. La riforma è pasticciata. Questa è un’asserzione di tipo assiomatico su cui non è possibile argomentare. La riforma non è una priorità dei cittadini. Verissimo, ma sono gli addetti ai lavori che da più di trenta anni hanno individuato questi cambiamenti come necessari ed il sistema istituzionale non più adatto ai tempi ma, per veti incrociati e convenienze politiche non sono mai riusciti a cambiarlo.

La vittoria del No non sarà la sconfitta di Renzi ma la definitiva sconfitta di tutta la classe politica ed un’ulteriore occasione persa per l’Italia. L’argomento di D’Alema e compagnia secondo cui in 6 mesi si può fare una riforma migliore è un’offesa all’intellig enza degli Italiani. Per concludere, concordiamo con le pacate considerazioni di Sabino Cassese: (Corriere della Sera 06/05/16, p.24) La costituzione tedesca, che ha la stessa età della nostra, è stata modificata un numero di volte quasi quadruplo rispetto a quella italiana, e su punti più rilevanti di quelli toccati dalle nostre 15 modificazioni in 70 anni di vita della Repubblica.

La circostanza che il governo avrà la fiducia della sola Camera dei deputati non modifica il sistema parlamentare, evita soltanto la stanca inutile ripetizione della procedura di votazione della investitura parlamentare al governo in due assemblee con analoghe maggioranze (o la paralisi del sistema quando le maggioranze divergono). Insomma, per quanto i toni si stiano alzando, l’assetto costituzionale che esce dalla riforma si iscrive nella nostra tradizione repubblicana e le fa fare un passo avanti, consolidandola.

Enrico Arbarello, Matematico; Corrado De Concini, Professore ordinario La Sapienza; Alberto de Sole, Professore associato La Sapienza; Claudio Procesi, Professore emerito La Sapienza

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