Nogarin indagato anche per abuso di ufficio. Da Livorno a Palermo, scoppia la questione morale

M5S
Beppe Grillo (S) e Davide Casaleggio abbracciati sul palco della festa del M5S a Palermo, in una immagine tratta da profilo Facebook del movimento, 24 settembre 2016.
ANSA/FACEBOOK M5S
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Filippo Nogarin era già indagato per bancarotta fraudolenta nell’ambito delle indagini su Aamps, la municipalizzata che gestisce il servizio rifiuti

Il sindaco pentastellato di Livorno Filippo Nogarin ha annunciato su Facebook di essere indagato per abuso di ufficio, nell’ambito delle indagini su Aamps, la municipalizzata che gestisce il servizio rifiuti, sottolineando anche di non avere ad oggi ricevuto alcun avviso di garanzia. Insieme a lui risulta indagato anche l‘assessore al bilancio, Gianni Lemmetti. Sottolineando la scelta della “trasparenza che per noi M5S viene prima di tutto”, Nogarin che era già indagato per bancarotta fraudolenta assicura che terrà i cittadini aggiornati, “certo la mia condotta, così come quella del mio assessore, è stata sempre e solo orientata a favore degli interessi dei miei datori di lavoro, i cittadini di Livorno”.

“Da quando sono diventato sindaco di Livorno ho preso la buona abitudine di verificare periodicamente lo stato dei procedimenti a mio carico”, spiega nel post sul suo profilo Nogarin, annunciando: “Ebbene oggi ho scoperto di essere indagato per abuso d’ufficio dalla procura di Livorno, insieme all’assessore Gianni Lemmetti, sempre nell’ambito delle indagini su Aamps, la municipalizzata che gestisce il servizio rifiuti e che attualmente si trova in procedura di concordato preventivo”. “Ma – sottolinea – a oggi, non abbiamo ricevuto alcun avviso di garanzia”. E “lo dico perché, come sapete, per noi del M5S la trasparenza viene sempre prima di tutto e quindi mi sembra doveroso darvene notizia”. “Sono certo – prosegue – che la mia condotta, così come quella del mio assessore, è stata sempre e solo orientata a favore degli interessi dei miei datori di lavoro, i cittadini di Livorno”. “Tanto è vero – ricorda – che siamo stati proprio noi a promuovere questa indagine, portando allo scoperto il buco di circa 42 milioni di euro dell’azienda, destinato ad essere ripianato proprio con i soldi dei livornesi”. E così il sindaco conclude il post: “Vi terrò aggiornati, come sempre”.

Ma la trasparenza invocata da sempre come una bandiera dai grillini cozza con la realtà dei fatti. Le contraddizioni del movimento si sono manifestate nelle diverse inchieste giudiziarie che coinvolgono esponenti pentastellati da nord a sud.  A Roma le indagini sul caso Muraro stanno per arrivare ad un punto di svolta. Eppure anche in quel caso si è tentato di tenere nascosta la cosa. L’assessore ha negato per giorni e giorni alla stampa di sapere qualcosa. E la bugia ha coinvolto anche il sindaco Virginia Raggi. E non finisce lì. L’omertà ha coinvolto anche i vertici pentastellati: Luigi Di Maio, informato da una mail inviata da Paola Taverna non ha detto nulla.

A Palermo altri magistrati indagando sul caso delle firme false per la presentazione delle liste M5S alle comunali del 2012. E ancora il caso del primo cittadino di Pomezia, Fabio Fucci, che ha confessato (senza ricevere alcun ammonimento) di essere stato iscritto nel registro degli indagati nel 2013, informando del fatto l’opinione pubblica solo al momento dell’archiviazione dell’indagine. Poi c’è il caso del sindaco di Parma Federico Pizzarotti accusato dai vertici cinquestelle di aver nascosto l’avviso di garanzia per un’inchiesta che poi è stata archiviata. Alla fine il sindaco di Parma dopo 144 giorni di sospensione ha lasciato il M5S.

Appare chiaro come la questione morale stia scoppiando all’interno del M5S. E il tentativo di modificare il non Statuto con nuove procedure di controllo ed espulsione lo dimostrano. Di certo si tratta di un tema complesso che riguarda tutta la politica e che non può essere banalizzato proprio dal movimento che ha conquistato la fiducia di molti elettori con gli slogan “tutti a casa” e “onestà” portando l’apriscatole in parlamento. Il sindaco di Roma Virginia Raggi continua a ripetere che bisogna decidere “caso per caso”, ma dai puristi della politica ci si aspetta sinceramente uno sforzo in più.

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