“No all’amnistia, ma rispondiamo al Papa in maniera strutturale”

Festa de l'Unità

Alla Festa de l’Unità botta e risposta tra Bindi e Orlando: “Meno decreti, cerchiamo in parlamento sponda minoranze”. E il Guardasigilli: “Difficile senza la riforma costituzionale con il monocameralismo”

INVIATO A MILANO – La risponda è univoca: un provvedimento di amnistia o indulto – così come prospettato da papa Francesco, che si è rivolto in tal senso a tutti i paesi, in occasione del Giubileo – non sarebbe opportuno in questo momento in Italia. Lo ha affermato nel pomeriggio alla Festa de l’Unità il ministro dell’interno Angelino Alfano, lo ha ribadito in serata sullo stesso palco il collega di governo Andrea Orlando.

Il Guardasigilli ricorda come ormai le carceri italiane abbiano superato l’allarme per il sovraffollamento e spiega che “abbiamo convocato per novembre gli stati generali di chi si occupa del tema dell’esecuzione della pena. Spendiamo ogni anno tre miliardi di euro, ma siamo il paese europeo con il più alto tasso di recidiva. Per questo penso che le parole del Papa vadano interpretate non con un provvedimento eccezionale, dopo il quale ricomincia tutto come prima, ma riflettendo sull’esecuzione della pena in maniera strutturale”.

Sulla stessa linea sono anche il responsabile giustizia dem David Ermini e la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi.

Quest’ultima si sofferma poi sulla necessità di rivedere la legge che regola lo scioglimento dei comuni per infiltrazioni della criminalità organizzata, sul modello di quanto fatto per Roma, una scelta che Bindi giudica opportuna. “Noi in commissione proponiamo di pensare a un terzo strumento tra scioglimento e non scioglimento, per cui quando un’amministrazione comunale si vede compromessa ma c’è una politica che vuole reagire, si faccia una sorta di amministrazione controllata, anche dando ai prefetti poteri che oggi non si possono dare”.

Il modello è quello dell’Expo, che è stato esportato adesso all’organizzazione del prossimo Giubileo. Raffaele Cantone, che ha seguito in prima persona la vicenda dell’evento milanese, difende quell’esperienza e la scelta del governo di adattarla alla Capitale: “Gli assessori sono entusiasti dell’idea che gli atti vengano controllati dall’esterno. A Roma non sono stati dati soldi, né personale, né norme straordinarie, se possiamo dare una mano diamo almeno quella. Poi vediamo se ci riusciamo”.

Rosy Bindi appare eccezionalmente tenera nei confronti dell’esecutivo, a differenza di quanto spesso è avvenuto. Riconosce al governo Renzi di aver “invertito la tendenza” rispetto a quanto fatto dai precedenti governi di centrosinistra, di cui lei faceva parte, superando finalmente le norme introdotte da Berlusconi, che hanno “guastato il sistema giudiziario per rispondere alle esigenze di qualcuno”.

A Orlando, però, la presidente della commissione antimafia chiede di “parlamentarizzare un po’ di più” i provvedimenti su questo tema, ricercando anche la sponda di Sel e M5S, quando la mediazione con gli alleati della maggioranza appare complicata. Il Guardasigilli non chiude, ma ricorda che una scelta di questo tipo “non è più compatibile con il doppio passaggio parlamentare. Il monocameralismo non porta solo ad approvare le leggi più velocemente, ma anche a renderle di maggiore qualità”. Insomma, la chiave è la riforma costituzionale che la prossima settimana arriverà in senato e che Bindi e la minoranza dem vedono come fumo negli occhi.

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