Nintendo Classic Mini: la nostalgia a forma di videogiochi anni ’80

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È uscita la riproposizione, in miniatura, della storica console NES (Nintendo Entertainment System) del 1983. Un’operazione che fa leva sulla nostalgia delle generazioni cresciute in quegli anni ma anche un’importante testimonianza culturale

"Super Mario Bros", uno dei giochi più popolari del NES

“Super Mario Bros”, uno dei giochi più popolari del NES

Ci inoltriamo nel nuovo millennio e la tecnologia di pochi decenni fa appare obsoleta e preistorica, molto più vecchia della sua reale età anagrafica. Allo stesso tempo, questo distacco sovraproporzionato dagli oggetti che popolavano il mondo qualche anno fa delimita nettamente il nostro presente rispetto al passato; per questo oggi è facile monetizzare la nostalgia: basta riportare in vita ciò con cui siamo cresciuti, gli oggetti, i giochi, il design che hanno fatto da sfondo alla nostra storia personale.
Non è casuale l’odierna esplosione del grande revival anni ’80 che coinvolge musica, moda, serie televisive e molti altri aspetti della cultura contemporanea: le generazioni cresciute in quegli anni sono quelle che plausibilmente si affacciano oggi, tardivamente, sul mercato con una certa predisposizione (così pare) nell’investire qualche soldo sull’intrattenimento che solletichi anche il loro senso nostalgico.

È in quest’ottica che va letta l’operazione Nintendo Classic Mini, la riproposizione miniaturizzata della storica console per videogame uscita nel 1983 in Giappone, e due anni dopo negli Stati Uniti, per poi diffondersi in maniera capillare in tutto il mondo.
Ma oltre all’appeal da modernariato, il Classic Mini ha un valore non trascurabile di testimonianza culturale, simboleggiando un momento cruciale nella storia del videogioco. All’epoca della sua uscita, il NES (Nintendo Entertainment System) si andava a collocare in un panorama in cui il videogioco non era ancora riuscito ad attecchire come fenomeno di massa: l’industria del settore non era florida come oggi e la totale deregulation del mercato favoriva il proliferare di una quantità spropositata di giochi, la maggior parte dei quali di scarsissima qualità.

Con l’avvento del NES le cose cambiarono drasticamente: fantasia e metodo al potere. Da una parte l’estro di Shigeru Miyamoto, colui che ha ideato il personaggio dell’idraulico italiano Super Mario, vera e propria icona videoludica generazionale, catalizzatore di straordinari successi; dall’altra Hiroshi Yamachi, storico presidente della Nintendo, imprenditore illuminato che capì, tra i primissimi, come poter incorporare l’elettronica all’interno dei prodotti d’intrattenimento. Probabilmente se la Nintendo non fosse intervenuta a raddrizzare le sorti di quella che all’epoca era percepita come “la bolla videoludica destinata a sgonfiarsi” (come si vociferava in America a fine anni ’70, dopo il quasi fallimento dell’Atari), la percezione che il mondo ha dei videogiochi oggi sarebbe totalmente differente.

Quello che offre la nuova, piccolissima, console è la possibilità di (ri)giocare con uno dei trenta giochi vintage disponibili in memoria: classic games, secondo la definizione ufficiale, ognuno dei quali rappresenta un piccolo vertice di estro e giocabilità; si va dal già citato Super Mario, presente in tutte e quattro le sue incarnazioni per NES, al mitico Legend of Zelda, passando per Donkey Kong e arrivando al mitico Bubble Bobble. Non ci sarà la possibilità di avere altri giochi e la console potrà essere collegata direttamente al proprio televisore grazie a un’uscita HDMI collocata sul retro della scatolina griffata Nintendo. Unico neo: pare che il cavo del joypad, anche quello dalle fattezze uguali all’originale, sia davvero molto corto. Poco male: è probabile che molti dei tardo trentenni che acquisteranno il Classic Mini passeranno più tempo a contemplarlo con venerazione, come feticcio di una irripetibile epoca d’oro, piuttosto che a giocarci veramente.

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