Niente estate, niente rock. Roma sempre più snobbata dai big della musica

Musica
epa04933961 Singer Matthew Bellamy performs at a live show of British rock band Muse at Ancienne Belgique in Brussels, Belgium, Wednesday 16 September 2015.  EPA/PAUL BERGEN

La Capitale è sempre meno meta dei grandi artisti rock internazionali. Una delle cause è la mancanza di infrastrutture

Bruce Springsteen vuole partire proprio dall’Italia per lanciare il suo tour internazionale. E una volta tanto Roma è stata preferita ad altre città importanti come Londra o Parigi. La conferma è arrivata ieri: il “Boss” suonerà il 14 maggio al Circo Massimo.

Una buona notizia per Roma e per molti dei fan italiani. Nelle 24 ore in cui si pensava che il concerto del tour mondiale di Spingsteen potesse “saltare” per la concomitanza con un’altra manifestazione, è tornata alla mente una vecchia polemica che imbriglia la Capitale da anni. Non basta infatti rievocare la concorrenza internazionale in materia di grandi festival, uno su tutti il Primavera Sound di Barcellona, ma anche in campo nazionale Roma viene spesso bistrattata dai grandi artisti o da quelli emergenti a favore di location più collaudate ed efficienti. Lo stesso Springsteen, l’ultima volta che venne in Italia, preferì suonare a Firenze mentre per il loro ultimo tour i Pearl Jam scelsero Trieste.

Il risultato è che mezza Italia viene regolarmente tagliata fuori dai grandi eventi musicali, che spesso trovano più favorevoli lidi in città come Milano e Bologna. Fin qui nulla di male, per carità. Il punto è che Roma, da anni, soffre di una specie di sudditanza nei confronti delle altre città. Fatta eccezione per la stagione estiva, infatti, la proposta musicale internazionale è quasi assente nel resto dell’anno.

I problemi sono molteplici. Uno però è più grave di altri. Ovvero l’assoluta mancanza di infrastrutture. Ad esclusione dell’Auditorium progettato da Renzo Piano, che però raccoglie necessariamente una selezione di musicisti diversa da quella delle grandi arene internazionali, non ci sono strutture adatte ad ospitare adeguatamente eventi di musica rock. Ci sarebbe lo stadio Olimpico, certo, ma oltre a limitare l’attività musicale al periodo estivo, è stato perfino oggetto di varie polemiche. Compresa quella che coinvolse nel 2013 i Muse. In un’intervista al Sun la band inglese aveva ammesso di esser stata costretta a pagare delle tangenti per ottenere i permessi necessari ai giochi pirotecnici dello show. L’accusa fu poi smentita, ma la vicenda fece parecchi danni d’immagine e non fu mai veramente chiarita.

Non solo, le polemiche seguirono la band anche nel concerto del 2015. Quella volta però furono i fan a lamentarsi per i vari disservizi registrati durante l’esibizione all’Ippodromo delle Capannelle. Lamentele che andavano dal traffico eccessivo all’insufficienza di mezzi di trasporto pubblici.

In quell’occasione la cornice era quella del Rock in Roma, la manifestazione che ha all’attivo 16 edizioni e che è diventata una kermesse, unica eccezione capitolina, capace di attirare i grandi big da tutto il mondo. Dai Rolling Stones (gli unici ad aver suonato al Circo Massimo, anziché nella classica location dell’ippodromo) ai Radiohead. Passando per artisti come Lenny Kravitz, Robbie Williams, i Franz Ferdinand e tanti altri.

Per una città che ambisce ad essere capitale non solo politica ma anche culturale del Paese, il problema rimane. Di fatto manca un luogo intermedio che possa attirare star e pubblico, senza dover appellarsi ai grandi stadi e senza dover per forza aspettare la bella stagione. Una volta questo era un ruolo ricoperto dal Palalottomatica dell’Eur, quartiere a sud ovest della città. Luogo adatto, per dimensione e struttura, ma snobbato da molti artisti internazionali per l’acustica pessima. Non è un caso che il cartellone 2016 parli solo italiano.

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