Nick Drake, lo straordinario cantore della Luna Rosa

Musica
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Il 25 Novembre di 41 anni fa muore Nick Drake: incompreso in vita, morto suicida lontano dai riflettori ed oggi faro per intere generazioni di musicisti

Nick Drake, come i Velvet Underground e più recentemente lo Sugar Man Sixto Rodriguez (per citare i casi più famosi), appartiene a quella schiera di musicisti che non ottengono successo durante la loro carriera. Temperamento introverso e votato alla depressione, malattia che si acuisce drasticamente nell’ultimo periodo della sua vita, Drake muore a 26 anni per aver ingerito una dose massiccia di antidepressivi; lascia la sensazione di aver sofferto molto per la mancanza delle attenzioni che avrebbe meritato, oltre ad una trentina di canzoni malinconiche ed aggraziate: brani riscoperti ed acclamati anni dopo e che hanno ispirato un nutrito gruppo di epigoni.

Pubblicato nel 1969, quando il musicista è appena ventunenne, il suo disco d’esordio è Five Leaves Left.

Con la sua ritmica che alterna un 5/4 ad un classico tempo in 4/4, la compostezza dell’interpretazione, la misurata sezione d’archi intarsiata su un tessuto di chitarra acustica (e dei tape loops ambientali), Riverman suona ancora oggi come una tenue elegia fuori dal tempo. Esemplare dimostrazione della classe del nostro, capace di dipingere spazi e anticipare suggestioni del futuro, il costante senso di sospensione e di attesa straniante che pervade il brano è lo stesso che potremmo incontrare in una ballata dei Radiohead di In Rainbows; le atmosfere impressioniste e dolcemente meditative, con le quali Nick Drake vuole evocare il compositore inglese Frederick Delius, si muovono in superficie sopra una coltre di tensione irrisolta.

At The Chime of a City Clock fa parte del secondo album di Nick Drake, Bryter Later; nonostante lo scarso successo dell’esordio la critica incensa il giovane ed ombroso songwriter: perfino John Cale, dei sopra citati Velvet Underground, si accorge del suo talento cristallino e collabora agli arrangiamenti del disco.

Una progressione di accordi aumentati, contrappuntata da un sax alto e le caratteristiche orchestrazioni per archi, rendono At The Chime Of A City Clock un pezzo che potrebbe idealmente rappresentare la sofisticazione di Something dei Beatles. Nella sua naturalissima raffinatezza, Nick Drake dipinge un acquerello di malinconia urbana, per un brano dal cuore glaciale, scaldato solo in parte dal calore del suo timbro vocale: la canzone che i Belle and Sebastian hanno provato a scrivere per tutta la carriera.

 

Il testamento artistico di Nick Drake è Pink Moon del 1972, album universalmente riconosciuto come un classico del rock . Ormai rimasto solo con la sua chitarra, ed abbozzando sporadicamente alcune sovraincisioni di pianoforte, con il suo ultimo lavoro il Nostro ci consegna un corpus di brani completamente disossati; come a mettere a nudo l’essenza della propria natura, ormai avviata verso una deriva di lontananza dal quotidiano. Contrariamente alla vulgata della critica tradizionale, che esalta, ex post, Pink Moon come l’enigmatica testimonianza di un uomo di fronte alla propria morte, non manca nell’album un pervasivo soffio vitale, che percorre come una scossa elettrica i brani, dando colore agli inverni raccontati da Nick Drake.

Questa Pink Moon, paradossalmente arrivata al successo a fine anni novanta per uno spot della Volkswagen, è una breve composizione di due minuti e tre secondi, che riesce magicamente, nel suo criptico abbozzare l’immagine di un’eclissi rosa della luna, a legare spinta vitale e quieta rassegnazione, dolcezza e malinconia; in un breve squarcio aperto su qualcosa di indecifrabile ed assoluto.

 

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