Nessun vertice salverà l’Europa se non c’è la politica

Europa
Un momento della protesta di Amnesty International che, a qualche ora dal vertice Ue-Turchia, che deve cercare di raggiungere un'intesa sui migranti, ha sistemato un enorme cartellone led con il volto di una donna e di un bambino dietro il filo spinato di una frontiera chiusa, vicino alla sede del Consiglio europeo dove si tgiene il summit. Bruxelles, 17 marzo 2016. ANSA/ Enrico Tibuzzi

A Bruxelles si riuniscono per l’ennesima volta i leader dei 28. Ma da questa crisi si esce solo se l’Europa torna a fare se stessa

Abbiamo un problema: l’Europa. E abbiamo anche un’idea innovativa per risolvere il problema: l’Europa“. In queste parole di Matteo Renzi (insieme a quelle pronunciate a proposito del fatto che la stessa Europa che va su Marte, poi si ferma alla frontiera di Idomeni tra Grecia e Macedonia) c’è tutto il senso di impotenza, di sospensione, di incertezza che l’Unione sta vivendo in questi mesi davanti al dramma migranti. Un’emergenza gestita male all’inizio e addirittura peggio con l’andare del tempo, che ha messo a nudo quelli che sono i problemi principali dell’Europa di oggi e che i numerosi vertici che si sono susseguiti non sono riusciti a celare, anzi.

La situazione che stiamo vivendo in questo periodo è figlia innanzitutto della mancanza della politica, da cui sono venute a galla tante altre falle: la crisi della solidarietà, l’assoluta inesistenza di cooperazione tra gli stati membri, l’esplosione del bubbone dei movimenti identitari, del nazionalismo cieco e xenofobo. Dall’inizio dell’emergenza a oggi, milioni di persone sono in transito, obbligate a vivere in un disumano limbo, migliaia di persone (tra cui molti bambini) sono morti in mare, rendendo il Mediterraneo un macabro cimitero d’acqua, sono stati tirati su muri e steccati ideologici e fisici e ancora oggi la soluzione del problema sembra lontana.

La mancanza di una politica migratoria comunitaria ha trasformato la Grecia nel “Libano d’Europa”, un Paese già messo allo stremo dalla crisi economica e incapace di reggere (nonostante l’esempio di umanità fornito dalla maggior parte dei suoi abitanti) l’impatto di una migrazione epocale come quello indotto da un lustro di guerra in Siria. Oggi si cerca un accordo con la Turchia per porre un freno all’esodo. Peccato che il governo di Ankara, che ancora qualcuno pensa possa entrare nell’Unione Europea, si stia contraddistinguendo per una crescente e preoccupante deriva autoritaria e anti-democratica. Qualsiasi opposizione al regime di Erdogan è repressa con la forza, l’esercito sta bombardando i curdi che combattono contro l’Isis in Siria e, come mostrato da un video, i migranti vengono presi a bastonate.

L’Europa che non sa fare l’Europa cerca un accordo con la Turchia per salvare se stessa. Ma non capisce che, per esempio, l’ipotesi di accordo sulla base dello scambio tra espulsi e richiedenti asilo è già una negazione del diritto europeo. Così come è una negazione della decenza trattare per la definizione di un prezzo economico dei migranti con un governo che non rispetta neppure i più elementari diritti umani né dei suoi cittadini né di chi scappa da guerre e persecuzioni.

L’Europa uscirà da questa situazione solo quando deciderà di smettere di umiliare se stessa. La cooperazione non deve rimanere solo una bella parola. E se alcuni stati membri non vogliono collaborare ne devono in qualche modo pagare le conseguenze. Il devastante trattato di Dublino deve essere rivisto subito, non fra qualche anno. Schengen non può essere messa in discussione, i muri devono cadere e il filo spinato deve essere sciolto. Vanno creati maggiori canali di ingresso regolare e più corridoi umanitari per le famiglie di richiedenti asilo. Vanno affrontare alla radice le cause profonde che stanno alla base dei flussi migratori. L’Europa, ossia la culla della civiltà mondiale, deve tornare (o forse deve cominciare) a fare l’Europa.

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