Nelle banlieu, dove il futuro non arriva mai

Francia
banliue

I 30mila abitanti vengono soprattutto dal Maghreb e dal Sael, Nigeria e Mali, con una componente più recente dalla Turchia

L’uomo anziano avvolto nel cappotto fa cenno di pazientare: «L’imam è in un caffè qui vicino, vado a chiamarlo». Ma quando torna il verdetto è negativo: non parla con i giornalisti. Ha ricevuto ordini in tal senso? «No – sorride l’uomo – Siamo persone sagge». La moschea Bilal è la principale di Clichy-sousBois, banlieue che si estende tra i boschi a est di Parigi e dieci anni fa fu teatro di tre violente settimane. Nell’autunno 2005 tre adolescenti si nascosero in un trasformatore dell’elettricità: due morirono, il terzo uscì gravemente ustionato e raccontò che avevano cercato di sfuggire a un inseguimento della polizia. La scintilla divampò in incendio quando Nicolas Sarkozy, allora ministro dell’Interno, epitetò gli abitanti come racaille, feccia. Per ventuno giorni nelle periferie bruciarono migliaia di auto, volarono vetri e sassi, cassonetti bloccarono le strade, tremila giovani furono fermati e Parigi si trovò catapultata in un incubo

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