Nel Pd sale tensione su referendum, ultimatum di Speranza a Renzi

Riforme
referendum costituzione

La campagna referendaria è solo all’inizio e con essa è già cominciato il dibattito interno

Arriva il via libera della Corte di Cassazione al referendum costituzionale, e aumenta il livello della polemica all’interno del Pd.

Intervistato dal quotidiano “La Repubblica“, il leader della minoranza Dem Roberto Speranza ha lanciato un vero e prorio ultimatum a Matteo Renzi sul referendum: “Senza una vera svolta sulla legge elettorale – ha detto – il giudizio complessivo finirebbe per essere negativo. E quindi non potrei votare sì”. Dunque la condizione della sinistra Pd è avviare, subito, il cambiamento dell’Italicum.

“Il nostro Mattarellum 2.0 – ha rivendicato Speranza – evita un Parlamento di nominati e limita il premio di maggioranza. Purtroppo, al di là di qualche mossa tattica sui tempi, non c’è stata alcuna vera risposta. Il problema è che non bastano ammiccamenti o segnali di fumo: è l’ora delle risposte politiche”. E se poi la riforma sarà bocciata dai cittadini, ha ammonito Speranza, “immaginare che dopo Renzi ci sia il burrone è sbagliato. Dopo di lui non c’è il diluvio”.

Sulla stessa linea di Speranza il senatore Miguel Gotor

Renzi è a Rio per l’apertura delle olimpiadi brasiliane, la risposta ufficiale è quindi affidata ai vicesegretari. Sulla modifica della legge elettorale non ci sarà “nessun tabù” ma “un’iniziativa del Pd e del governo c’è già stata e si chiama Italicum”, afferma Debora Serracchiani.

“Nel Pd il diritto al dissenso è garantito, ma non si può chiederci di avere un atteggiamento neutrale sul referendum. Il Pd è schierato per il sì a una riforma voluta, costruita, votata per cambiare in meglio l’architettura istituzionale del Paese”, aggiunge Lorenzo Guerini, ribadendo che comunque i parlamentari che si schierano per il no non saranno sanzionati.

E se il renziano deputato e segretario toscano Dario Parrini parla di “pretestuosità eclatante” delle tesi di una minoranza che si comporta da “partito d’opposizione”, il capogruppo alla Camera Ettore Rosato definisce un “suicidio politico, solo per fare un dispetto a Renzi, votare no”.

Dal ministro per le politiche agricole Maurizio Martina arriva un invito ad abbassare i toni: “Il mio sì convinto al referendum è per il Paese prima di tutto. Oltre le discussioni interne al Pd. Bisognerebbe evitare di piegare qualsiasi ragionamento a dibattito para congressuale”.

La campagna referendaria è solo all’inizio…

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