Nel 2050 saremo 9 miliardi. L’Osce: dobbiamo agire subito

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Allarme demografico e ambientale: rischi per acqua e risorse naturali. Urgente la definizione di un prezzo globale del carbonio per ridurre il gas serra

L’OCSE lancia l’allarme: dobbiamo agire subito e adottare rapidamente tutte le misure necessarie per soddisfare le esigenze di due miliardi di persone in più e una quadruplicazione dell’economia mondiale entro il 2050. Questo il senso del rapporto “Le prospettive dell’ambiente al 2050” appena diffuso dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Negli ultimi decenni, l’umanità ha beneficiato di una crescita e di una prosperità senza precedenti; dal 1970 la dimensione economica mondiale è più che triplicata, mentre la popolazione mondiale è aumentata di oltre 3 miliardi di persone raggiungendo gli attuali 7 miliardi. Tuttavia questa crescita è stata accompagnata da livelli di inquinamento ambientale e di pressione sulle risorse naturali che potrebbero, nel breve periodo, compromettere lo sviluppo umano.

Cosa ci riservano i prossimi quarant’anni?

Questa è la domanda posta dall’OCSE nel suo rapporto “Le prospettive dell’ambiente al 2050”. Lo studio, che si basa sul lavoro di modellistica condotto congiuntamente dall’OCSE e dall’Agenzia di valutazione ambientale dei Paesi Bassi, si proietta nel 2050 per immaginare quali impatti potrebbero determinare le attuali tendenze economiche e demografiche sull’ambiente, se il mondo non adottasse politiche ecologiche più ambiziose, e per suggerire quali politiche potrebbero migliorare queste prospettive. Il rapporto si concentra su quattro aree: il cambiamento climatico, la biodiversità, l’acqua e gli effetti dell’inquinamento sulla salute. Quattro grandi sfide ambientali associate ad un allarme con “luce rossa” perché richiedono attenzione immediata. Sulla base delle proiezioni dei modelli sul futuro, questa edizione del rapporto descrive quale sarebbe lo stato di salute del nostro ambiente se tutto continuasse come se niente fosse in uno scenario “business as usual”. Come sarà l’ambiente nel 2050? L’esercizio di prospettiva condotto dall’OCSE in questo rapporto presenta uno “scenario di riferimento” in base all’estensione delle attuali tendenze socio-economiche, nel caso in cui non vengano adottate nuove politiche. Tra le principali sfide che il nostro ambiente sperimenterà nel 2050, da sottolineare che l’aumento della popolazione mondiale oltre la soglia dei 9 miliardi, insieme ad un incremento relativo dell’economia globale, un massiccio invecchiamento della popolazione e un tasso di urbanizzazione di quasi il 70% della popolazione mondiale, porterà alla crescente domanda di risorse naturali e di energia (+ 80% entro il 2050, l’85% dei combustibili fossili). In un tale contesto, gli attuali impegni internazionali nella lotta contro l’inquinamento e per un più efficiente utilizzo delle risorse saranno insufficienti a compensare le pressioni della crescita della popolazione sul pianeta.

Lo stato del nostro ambiente se non facciamo niente …

Senza politiche più ambiziose, nel 2050 l’OCSE prevede un aumento del 50% delle emissioni globali di gas serra (GHG), dovuto principalmente ad un aumento del 70% delle emissioni di CO2 riconducibili all’uso di energia. Gli impegni internazionali per la riduzione dei gas a effetto serra non saranno sufficienti per evitare l’aumento della temperatura media globale di 2 ° C, così come ha stabilito l’Accordo di Parigi, a meno che non si verifichi un rapido calo delle emissioni a partire dal 2020. Si dovrebbe registrare un’ulteriore diminuzione della biodiversità terrestre del 10% al 2050. Inoltre, la domanda di acqua è prevista in aumento di circa il 55% tra il 2016 e il 2050 a causa delle crescenti esigenze delle industrie manifatturiere (+ 400%) del consumo di elettricità termica (+ 140% ) e dell’impatto abitativo (+ 130%). Per più di 240 milioni di persone non vi sarà accesso all’acqua potabile, con il rischio che il deficit idrico diventi la principale causa ambientale di morte prematura in tutto il mondo anche in Paesi come Cina e India. Nel 2050 le persone con un’età pari o superiore a 65 anni rappresenteranno piu del 25% della popolazione del pianeta, rispetto al 15% di oggi. L’inquinamento atmosferico sarà la principale causa ambientale di decessi prematuri su scala mondiale. Le concentrazioni degli inquinanti atmosferici in alcune città, in particolare in Asia, sono già molto superiori ai livelli  previsti dall’Organizzazione mondiale della salute. Nel 2050, il numero globale dei decessi prematuri associati all’esposizione al particolato da carbonio si raddoppierà fino ad arrivare a 3.6 milioni per anno, soprattutto in Cina e in India” Abbiamo urgente bisogno di prendere tutte le misure necessarie. Secondo l’OCSE non è troppo tardi per agire, ma restano da individuare politiche in grado di invertire la tendenza. Tra queste, due scelte in particolare vengono messe in evidenza per la loro urgenza ed efficacia. La prima è la definizione di un prezzo globale per il carbonio, che ridurrebbe le emissioni di gas serra di quasi il 70% nel 2050 rispetto allo scenario di base, secondo l’OCSE. Ovviamente questo potrebbe rallentare la crescita economica di 0,2 punti percentuali all’anno in media, ma si tratterebbe comunque di ben poca cosa rispetto al costo dell’inazione stimato al 14% della media mondiale consumo pro capite. La seconda opzione sarebbe la rimozione del supporto per la produzione e l’uso di combustibili fossili, ai quali sono stati concessi nel 2010 (come si legge nel rapporto) 410 miliardi di dollari da parte dei Paesi emergenti e in via di sviluppo e altri 44 – 75 miliardi di dollari per anno da parte dei paesi industrializzati.

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