Nega l’accesso ai dati WhatsApp, arrestato il numero 2 di Facebook per l’America latina

Tecnologia
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Facebook: “Decisione estrema e non proporzionata”

Dopo Apple anche Facebook sfida le autorità pur di difendere la privacy dei propri clienti. Ma questa volta la resistenza dell’azienda ha avuto conseguenze gravi: l’arresto del vicepresidente di Facebook per l’America Latina, Diego Dzodan. Il motivo, secondo gli agenti che hanno operato su mandato di un giudice della città di Lagarto, è stata la mancanza di collaborazione di Facebook in indagini aventi ad oggetto messaggi su WhatsApp, la piattaforma di messaggistica acquisita dal gigante di Zuckerberg lo scorso anno.

“Siamo amareggiati. Si tratta di una decisione estrema e non proporzionata“, ha detto un portavoce di Facebook parlando con il sito tecnologico Gizmodo.”Siamo sempre stati disponibili e continueremo ad esserlo a collaborare con le autorità”, ha aggiunto.

Non è la prima volta che l’atteggiamento della giustizia brasiliana nei confronti della piattaforma di messaggistica risulta essere piuttosto dura e severa. Un fatto altrettanto grave era avvenuto il dicembre scorso, quando WhatsApp era stata bloccata per circa 48 ore, lasciando senza servizio più di 100milioni di utenti. Come per l’arresto di oggi, anche in quel caso ci fu uno scontro tra la corte di San Paolo e i dirigenti di Facebook, che si rifiutarono di fornire i dati richiesti e relativi a utenti indagati per un grosso caso di narcotraffico.

L’episodio segue di poche settimane il gran rifiuto di Apple, che ha deciso di non fornire all’Fbi l’accesso all’iPhone posseduto da Syed Rizwan Farouk, uno degli autori dell’attentato terroristico di San Bernardino del 2 dicembre scorso, dove morirono 14 persone. Una posizione, quella della società di Cupertino, che ora ha trovato l’appoggio anche di un giudice di New York, James Orenstein, che si è pronunciato a favore dell’azienda guidata da Tim Cook.

 

 

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