Ncd sull’orlo di una crisi di nervi

Politica
Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, durante il Question Time alla Camera, Roma, 20 gennaio 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Il nuovo scandalo romano mette a dura prova un partito sempre in cerca d’autore

Incerto sulla strategia. Diviso sulla tattica. Pressato da destra. In sofferenza nel governo. E adesso anche bombardato mediaticamente per la bufera giudiziaria che riguarda la nuova Cricca, con un deputato indagato e addirittura il nome del leader nelle carte. Non c’è dubbio, l’Ncd vive la sua ora più difficile.

La storiaccia di mazzette che sta venendo fuori, con tanto di poco urbane intercettazioni, è la classica tegola che piomba sulla testa di un partito già non messo bene di suo. Le indagini chiariranno se l’onorevole Marotta, dell’Ncd appunto, sia estraneo o no all’ennesima vicenda tangentizia ed è giusto, come per qualunque cittadino, aspettare. Però in casa di Alfano i nervi sono a fior di pelle. “Siamo di fronte al riuso politico degli scarti di un’inchiesta giudiziaria. Ciò che i magistrati hanno studiato, ritenendolo non idoneo a coinvolgermi in alcun modo, viene usato per fini esclusivamente politici. Le intercettazioni non riguardano me, bensì terze e quarte persone che parlano di me. Persone, peraltro, che non vedo e non sento da anni”, ha detto il ministro dell’Interno parlando anche di “uso mediatico delle intercettazioni”, un giro di parole che somiglia molto al concetto di “complotto”. D’altronde anche un politico come Fabrizio Cicchitto ieri si è scagliato contro la cronista dell’Aria d’estate (La7) dandole della “provocatrice” perché lei continuava a mettere il dito nella piaga del nuovo scandalo.

Per questo piccolo partito sempre in cerca d’autore – con il cuore berlusconiano e la testa (all’occorrenza) renziana – che mai è riuscito a decollare verso lidi elettoralmente ambiziosi, che si è sempre visto cadere sulla testa casi complicati, dal caso Lupi alla Shalabayeva, dal caso De Girolamo a quello Azzollini, questo nuovo caso-Pizza (l’animatore della nuova tangentopoli romana) fa un po’ da detonatore di malesseri mai sopiti.

Già, perché l’Ncd di Alfano è attraversato sia dalla tentazione berlusconiana (che puntualmente l’ex Cavaliere insuffla nelle orecchie di molti alfaniani) sia dalla convinta adesione alla prospettiva di governo con il Pd (è il caso di Beatrice Lorenzin, in parte di Cicchitto) con un Angelino Alfano nell’amletico ruolo del temporeggiatore che intanto non molla la postazione: “Noi non siamo al posto sbagliato nella nostra partecipazione al governo”.

Il leader dell’Ncd aspetta il referendum. Se vincesse il Sì resterebbe volentieri al governo. Viceversa, perorebbe la causa di un nuovo esecutivo. Al governo in ogni caso, dunque.

Le riunioni di questi giorni – a quanto pare – sono tutt’altro che tranquille. Il leader è scosso dalla chiamata in causa del fratello Alessandro, che il Pizza sostiene di aver fatto assumere alle Poste. Ecco lo stralcio della intecettazione teleonica del il 9 gennaio 2015, è proprio Piazza che parla: “Angelino lo considero una persona perbene un amico… se gli posso dare una mano… mi ha chiamato il fratello per farmi gli auguri…tu devi sapere che lui come massimo (di stipendio, ndr) poteva avere 170.000 euro… no… io gli ho fatto avere 160.000. Tant’è che Sarmi stesso glie l’ha detto ad Angelino: io ho tolto 10.000 euro d’accordo con Lino (il soprannome di Pizza, ndr), per poi evitare. Adesso va dicendo che la colpa è la mia, che l’ho fottuto perché non gli ho fatto dare i 170.000 euro… Diecimila euro magari te li recuperi diversamente”.

Personaggi come Sacconi, Schifani, Lupi, per non dire di Formigoni (l’unico, a dire la verità, a porre apertamente la richiesta dell’abbandono del governo Renzi) non vedono l’ora di riaprire un canale forte con Arcore, magari facendo della fortezza berlusconiana un argine anti-Salvini. Intanto fuori, nella palude centrista, i vari Quagliariello, Giovanardi, i parlamentari di Verdini e compagnia cantante attendono il segnale per un rassemblement che qualcuno ora chiama un po’ pomposamente “quarto polo”.

L’ideale, per molti Ncd, sarebbe nell’immediato un patto del Nazareno 2: una strada tutta politica per saldare cuore e cervello, in nome peraltro di un alto disegno riformatore, con un Berlusconi di nuovo “moderato” e capace di isolare il sorgente lepenismo italiano.

La realtà però è molto più dura. L’Ncd si trova in una posizione politicamente debole per reclamare alcunché a Renzi (malgrado nel Pd vi sia un ministro importante come Franceschini che si stia ponendo il problema di come “aiutare” l’alleato centrista in chiave anti-destra), una situazione che a molti alfaniani fa sorgere il desiderio di passare armi e bagagli di là, con una destra sin qui ripudiata. E’ un partito sull’orlo di una crisi di nervi, una situazione in cui tutto può succedere.

 

 

 

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