Ncd, dissidenti in cerca d’autore: Renzi, Verdini o Berlusconi?

Politica
Carlo Giovanardi (s) con Roberto Formigoni in aula al Senato durante la discussione del disegno di legge sull' anticorruzione, Roma, 25 marzo 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Nel partito di Alfano cresce il malcontento, ma la via d’uscita non è semplice

Sarà anche “la stessa minestra riscaldata”, come dice Angelino Alfano, o “il solito gossip”, come gli fa eco Beatrice Lorenzin, ma il fermento dentro Ncd c’è. Oltre che sui giornali, infatti, lo si avverte soprattutto al Senato, dove la maggioranza si trova a fare i conti con numeri tutt’altro che solidi, in prospettiva dell’esame della riforma costituzionale e del disegno di legge sulle unioni civili. Dentro la maggioranza, a dire il vero, non c’è troppa preoccupazione. Far mancare i numeri al governo in questa fase sarebbe un suicidio politico per loro e i malpancisti centristi lo sanno bene.

È comprensibile che chi proviene da una esperienza politica di centrodestra faccia fatica a convivere con il Pd, per di più in una fase in cui i Democratici hanno trovato lo slancio della leadership di Matteo Renzi, che lascia poco spazio agli alleati. Alfano sgomita, prova a rivendersi alcune scelte del governo (il superamento dell’articolo 18, la promessa di abbassare delle tasse, ecc.), ma onori e oneri agli occhi degli elettori vanno a finire tutti in capo al Pd. E così lo spazio di Ncd si riduce sempre più: gli ultimi sondaggi lo danno addirittura sotto il 2 per cento.

Ma qual è l’alternativa alla convivenza con i dem? È questo l’interrogativo che tormenta i vari Formigoni, Giovanardi, Viceconte (sarebbero tra i dieci e i quindici i dissidenti, stando ai rumors di palazzo Madama). Se i sondaggi appaiono in picchiata per Ncd, la stessa cosa si può dire anche per Forza Italia, stretta tra i trattori leghisti e la tentazione del dialogo sulle riforme. Tornare tra le braccia di Berlusconi rischierebbe di far finire i ribelli alfaniani in un abbraccio mortale: perché mai l’ex Cavaliere dovrebbe regalare a loro quei pochi (e sempre meno…) preziosissimi posti da capolista, che garantirebbero il ritorno in Parlamento anche nella prossima legislatura?

Dall’altra parte, c’è la prospettiva di un’intesa con il Pd, che mai nessuno ha però formalizzato. L’ingresso nelle liste dem alle prossime elezioni politiche (con l’Italicum in vigore) non è niente più che un pour parler che rimbalza sui giornali, almeno per il momento. E certamente, anche nel caso in cui si realizzasse, nomi del calibro di Formigoni o Giovanardi sarebbero lasciati fuori dalla partita, a vantaggio dei più filo-renziani alla Lorenzin.

È di fronte a queste due strade senza sbocco che i dissidenti ncd stanno lavorando a una terza via, che porta dritti dritti all’adesione al gruppo dei “responsabili” di Denis Verdini. Ingrossando le file di quella compagine, sperano di creare una nuova forza filo-governativa in grado di far pesare maggiormente i propri voti, a partire proprio dalla riforma costituzionale. Una soluzione che metterebbe in difficoltà il Pd, costretto a dover accettare una “stampella” esterna alla maggioranza di governo. E poi? Questo è ancora presto per dirlo: i più scommettono su una ricomposizione con FI (a quel punto, però, trattando da una posizione più forte), sperando così di isolare Salvini e di riconquistare i (pochi) elettori rimasti a un Ncd, che verrebbe inglobato dai dem.

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