Nato, invio di soldati italiani al confine Russo. Gentiloni: “La Siria non c’entra”

Difesa
soldati

Il ministro Gentiloni ribadisce che si tratta di decisioni prese da tempo e che non hanno nulla a che vedere con le attuali tensioni collegate alla Siria

L’invio di soldati italiani in ambito Nato al confine orientale dell’Europa nel 2018 urta gli umori della Russia e agita il Parlamento, anche se il ministro Gentiloni ribadisce che si tratta di decisioni prese da tempo e che non hanno nulla a che vedere con le attuali tensioni collegate alla Siria. E il ministro Pinotti conferma la linea del dialogo con Mosca. Oggi a Losanna l’atteso vertice Usa-Russia sulla Siria. Mentre Putin sarà a Goa, in India, per il vertice del Brics.

Dopo l’annuncio della Nato che nel 2018 un contingente di Soldati italiani sarà inviato al confine europeo con la Russia, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni aveva confermato, precisando che si tratta di “140 Soldati” che andranno “in Lettonia per partecipare alla forza Nato a guida canadese dispiegata nel Paese”.

Ma, ha sottolineato il titolare della Farnesina, “non è una politica di aggressione nei confronti della Russia, bensi’ di rassicurazione e difesa dei nostri confini come Alleanza”. Gelida la replica di Mosca, che malgrado le rassicurazioni non ha affatto gradito. “La politica della Nato è distruttiva”, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova.

“L’Alleanza – ha aggiunto – e’ impegnata a costruire nuove linee di divisione in Europa invece che profonde e solide relazioni di buon vicinato”. Una dichiarazione che segna un nuovo allontanamento di Mosca, che è già in fortissimo attrito con Europa e Stati Uniti a causa della sua azione in Ucraina e soprattutto in Siria, e continua a mostrare i muscoli in ogni occasione.

L’ultima risale a pochi giorni fa, quando la Russia ha fatto sapere di aver spostato dei missili Iskander-M nella sua enclave baltica di Kaliningrad. Così come ha trasferito nel porto siriano di Tartus componenti per il sistema antimissili S-300. Ma l’invio di Soldati italiani in ambito Nato al confine orientale dell’Europa, ha spiegato Gentiloni, rientra in una decisione presa mesi fa, che non ha alcun rapporto con le attuali tensioni collegate alla Siria e non influisce “minimamente nella linea di dialogo che l’Italia ha sempre proposto e condiviso con la Nato e che può e deve andare in parallelo con le rassicurazioni ai nostri alleati che si sentono a rischio”.

Un concetto espresso anche dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che ha evidenziato come la decisione sia stata assunta al vertice di Varsavia dello scorso luglio: “Sembra una cosa nuova perchè Stoltenberg l’ha detto in un’intervista che è andata in prima pagina”, ma “sapete bene che la politica dell’Italia è che ci vuole il dialogo con la Russia”.

Ad ogni modo, la prospettiva di inviare Soldati italiani al confine orientale dell’Europa ha sollevato un vespaio di polemiche anche in Italia. Alla tradizione colazione di lavoro al Quirinale prima del Consiglio europeo, Matteo Renzi ci ha scherzato su: “Presidente, si stava progettando il piano di invasione della Russia…”, ha detto il premier raggiunto da Mattarella mentre stava parlando con Gentiloni. Una battuta, accolta da un sorriso del capo dello Stato e del ministro, forse per stemperare le tensioni.

Ma le opposizioni hanno attaccato a testa bassa. “Renzi e Napolitano chinano la testa, ma l’invio di 150 uomini in Lettonia è inaccettabile”, ha tuonato il deputato e componente del direttorio M5s Alessandro Di Battista. Anche Beppe Grillo è sceso in campo e attraverso il suo blog ha attaccato “questa azione sconsiderata, che è contro gli interessi nazionali e rischia di esporre il nostro Paese al dramma della guerra”.

Tanto più perche’ “intrapresa senza consultare i cittadini”. Gli ha fatto eco il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini. “Incredibile: nel 2018 un contingente di Soldatiitaliani verra’ inviato ai confini con la Russia, con una missione della Nato. Una follia anti-russa. Chi fa prove di guerra con la Russia è matto o è in malafede”. Mentre Maurizio Gasparri, Renato Brunetta (Fi) e Giorgia Meloni (FdI) hanno chiesto al governo di riferire in Parlamento e “spiegare i motivi di questa decisione assurda”.

Vedi anche

Altri articoli