Napolitano: “Né mia né di Renzi. La riforma è del Parlamento”

Referendum
ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Il presidente emerito a Repubblica: “Bocciare la riforma sarebbe un’occasione mancata”

Un Giorgio Napolitano inquieto è quello che emerge dall’intervista rilasciata a Repubblica per affrontare la questione del referendum costituzionale, lo scontro sulle riforme, le divisioni interne al Pd, la legge elettorale.

L’inquietudine dell’ex presidente della Repubblica nasce dalle divisioni politiche e la mancanza di senso di responsabilità di fronte ai problemi e alle incognite sul “futuro del Paese e delle sue giovani generazioni”. “È questo che mi inquieta”, sottolinea Napolitano intervistato dal direttore Mario Calabresi.

E pur non condividendo l’iniziale politicizzazione del referendum da parte del premier, la colpa della guerra sulle riforme va imputata, secondo Napolitano, alle opposizioni e alla “virulenza di una personalizzazione alla rovescia” trasformando il referendum in un “terreno di un attacco radicale a chi guida il Pd e il governo del Paese”.

“La riforma – insiste l’ex Capo dello Stato – non è né di Renzi né di Napolitano, ma è quella su cui la maggioranza del Parlamento ha trovato l’intesa. E importanti sono le novità che contiene, nelle quali perciò mi riconosco in coerenza con le tesi da me a lungo sostenute”.

E a chi parla della riforma come di un’occasione persa, Napolitano risponde: “È bocciandola che se ne farebbe un’occasione mancata. Lasciando credere che si potrebbe ripartire da zero e fare meglio”.

Se c’è un campo in cui si può tornare a lavorare e confrontarsi è, invece, la legge elettorale, soprattutto dopo i mutati assetti della politica italiana, rispetto a due anni fa. “Ci sono nuovi partiti, alcuni dei quali in forte ascesa che hanno rotto il gioco di governo tra due schieramenti, con il rischio che vada al ballottaggio previsto dall’Italicum e vinca chi al primo turno ha ricevuto una base troppo scarsa di legittimazione col voto popolare. Si rischia di consegnare il 54% dei seggi a chi al primo turno ha preso molto meno del 40% dei voti. Ritengo che questi e altri aspetti dell’Italicum meritino di essere riconsiderati”. Ma, aggiunge il presidente emerito, “non vedo alcun pericolo autoritario, cosa che riconoscono anche molti esponenti del No”.

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