Napolitano apre sull’Italicum ma la trattativa non c’è

Riforme
Il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e Giorgio Napolitano
 ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il Pd ritiene che resuscitare la coalizione avrebbe un prezzo politico troppo alto

Il paradosso è che Giorgio Napolitano ha aperto ad una richiesta di Forza Italia (e di altri) – quella di rivedere l’Italicum – proprio nel giorno in cui la stessa Forza Italia, a partire dal suo capo, si scatenava nella gara di offese contro di lui.

Non è che Napolitano cercasse una captatio benevolentiae presso gli azzurri. Ma certo quella frase (“Bisognerà dare attenzione a tutte le preoccupazioni espresse in queste settimane in materia di legislazione elettorale e di equilibri costituzionali”) è caduta ieri nell’aula di palazzo Madama come un fulmine a ciel sereno. Perché questa apertura?

Difficile dirlo. Probabilmente l’ex capo dello Stato, figura al di sopra delle polemiche e soprattutto estraneo alle convenienze di parte, ha voluto ancora una volta far balenare la necessità di un accordo – un nuovo accordo – in grado di rimarginare le recenti ferite proprio sull’Italicum, quelle legate alla richiesta di Forza Italia, ma anche della sinistra Pd e Sel, di introdurre il premio alla coalizione e non più alla lista.

Una mossa dunque che ben si inserisce nella tradizionale linea di “mediazione” di Napolitano, non una fuga in avanti né tantomeno una mossa concordata con altri.

A giudicare da quanto ha detto oggi Maria Elena Boschi a Repubblica, infatti, c’è da pensare che il governo abbia appreso solo ieri di questa iniziativa del presidente emerito: “Vedremo, non ci sono ipotesi di modifica in questo momento. Per me è una legge elettorale che funziona”.

La risposta della Boschi, che pure è molto in sintonia con Napolitano (“Il padre della riforma è lui”), fa capire che il governo, e il Pd, restano fedeli a quanto contenuto nell’Italicum.

In effetti, gli esperti dem della materia sono convinti che riesumare la coalizione avrebbe un prezzo politico non irrilevante: consegnare la maggioranza che verrà al potere d’interdizione dei gruppi minori, con il rischio di rianimare il fantasma dell’Unione che vinse ma non riuscì a governare proprio per la eterogeneità della coalizione.

E’ probabile che Giorgio Napolitano non si aspettasse che la sua apertura cadesse proprio in una giornata davvero da dimenticare, sotto il profilo dei rapporti fra lui e Forza Italia. Lo scontro personale con Berlusconi, giunto al punto di dire “non lo avrei fatto parlare”, ieri ha toccato il culmine.

Le parole usate dall’ex presidente in una lettera inviata al capogruppo azzurro Paolo Romani sono senza precedenti: “Ho letto, attribuite a Berlusconi, parole ignobili, che dovrebbero indurmi a querelarlo (…) se non mi trattenesse dal farlo un sentimento di pietà verso una persona ormai vittima delle proprie, patologiche, ossessioni”.

Ma non è un Berlusconi “ossessionato” che può far deflettere un leader politico come Napolitano dalla ricerca di convergenze sulle regole del gioco democratico. Lui ha gettato il sasso. Vedremo l’effetto che fa.

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