Napoli Teatro Festival, la prima assoluta de “Il Servo”

Teatro
IL SERVO
dalla pièce teatrale “The Servant”, dal romanzo omonimo di Robin Maugham
Traduzione di Lorenzo Pavolini
con (in ordine di apparizione):
Richard Merton Tony Laudadio
Sally Grant Emilia Scarpati Fanetti
Tony Williams Andrea Renzi
Barrett Lino Musella
Vera/Mable Maria Laila Fernandez
Regia Andrea Renzi, Pierpaolo Sepe
Aiuto regia Luisa Corcione, Simone Giustinelli
Scene Francesco Ghisu  Aiuto scenografo Christina Psoni
Costumi Annapaola Brancia d’Apricena
Luci Cesare Accetta  Fotografa di scena e assistente luci Laura Micciarelli
produzione Casa del Contemporaneo - Centro di Produzione  Teatri Uniti  Teatro Stabile di Napoli - Teatro Nazionale 
DATE < 13 luglio (ore 21); 14 luglio (ore 21); 15 luglio (ore 19)  LUOGO  Teatro San Ferdinando  -  DURATA 1h 30 min  | LINGUA Italiano  PAESE ITALIA   PRIMA ASSOLUTA

Lo spettacolo codiretto da Andrea Renzi e Pierpaolo Sepe ha debuttato in prima assoluta al Teatro San Ferdinando per la nona edizione del Napoli Teatro Festival Italia

Un uomo cammina lentamente, di spalle, dal proscenio verso il primo fondale, dov’è collocato un divano, elemento di arredo costante di tutto lo spettacolo. Fuori rumori che sembrano spari, ritmici, cadenzati.

E’ la prima scena de Il servo, lo spettacolo codiretto da Andrea Renzi e Pierpaolo Sepe, che ha debuttato in prima assoluta al Teatro San Ferdinando per la nona edizione del Napoli Teatro Festival Italia, appena concluso.

Una sorta di pantomima di pochi minuti che termina con la chiusura del sipario annunciando la fine fin dall’inizio, a sottolineare la ciclicità della relazione che è al centro della commedia, quella secolare e variamente declinata tra servo e padrone, in cui la strutturale interdipendenza dei ruoli manifesta la sua natura più ambigua.

La pièce, come il romanzo omonimo di Robin Maugham da cui è tratta (traduzione a cura di Lorenzo Pavolini), è una commedia nera, claustrofobica, che lascia infastiditi e impotenti di fronte a dinamiche tutt’altro che oscure.

Il che significa che sono condotte bene, distillate un poco alla volta, fino a renderle insopportabili, veritiere soprattutto nella loro morbosità.

E naturalmente c’è un padrone ingenuo, ridicolo, patetico, animato dalla pia illusione di guidare le mosse di chi è al suo servizio, e un servo astuto che prende piede senza che lui se ne accorga. Una specie di alta marea che sale in un attimo e tutto travolge, anche chi la vorrebbe arginare.

Così Tony, il ricco avvocato londinese interpretato da Andrea Renzi (bravo e spiritoso nel prendersi in giro) si ritrova in un attimo soggiogato da Barrett, il suo cameriere, che acquista terreno senza farsene accorgere: un essere subdolo, manipolativo, strumentalmente cerimonioso, interpretato benissimo da Lino Musella, che percorre quella che è una parabola annunciata fino al compiuto ribaltamento dei ruoli, senza rinunciare a godersela, passo passo, sempre più urticante, untuoso, ricattatorio.

Tra i due entrano in gioco l’amico Richard, testimone impotente e infine rassegnato (Tony Laudadio, sempre in forma), la fidanzata di Tony, Sally, un personaggio arguto, di contrappeso, che serve a ribadire la stoltezza del padrone (nel ruolo Emilia Scarpati Fanetti) e poi un personaggio, anzi due, che incarna (e scatena) desideri, licenze, pulsioni nascoste.

La fidanzata segreta di Barrett introdotta in casa sotto mentite spoglie, chiamata a replicare nel gioco erotico della sottomissione il rapporto di potere, e un personaggio misterioso, Mabel, che alla prima molto somiglia. Una sorta di doppio che si insinua tra servo e padrone per liberare (forse) una verità ulteriore.

Molto giusta la scelta di affidare i due ruoli alla stessa attrice, Maria Laila Fernandez, adeguatamente sensuale ed enigmatica.

Le scene di Francesco Ghisu raccontano con pochi elementi significativi di arredo, che avanzano dal fondale, momenti e ambienti diversi, insieme alle luci di Cesare Accetta, e ai costumi, caratterizzati anche nei colori, di Annapaola Brancia D’Apricena.

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