Mustang, cinque sorelle turche per un’elegia alla vita

Cinema
Schermata 11-2457336 alle 12.51.23

L’esordio della regista turca Deniz Ergüven racconta le lotta di cinque giovani sorelle contro la tradizione bigotta e repressiva della famiglia per affermare la loro volontà di emancipazione

Mustang è la storia di cinque giovani sorelle turche ambientata in un centro costiero a seicento chilometri da Istanbul.

Finisce la scuola e le ragazze festeggiano in spiaggia con dei compagni maschi, salgono sulle loro spalle per inscenare una giocosa battaglia in acqua e, seppur completamente vestite, il loro comportamento suscita scalpore tra i vicini di casa, che mettono in allarme la famiglia.

Orfane di entrambi i genitori, sono la nonna e il violento (e molesto) zio ad accudirle secondo i rigidi canoni tradizionali, che vogliono la donna completamente privata di ogni diritto sul proprio corpo; i tutori delle ragazzine cercano dall’inizio di soffocarne l’indole libertaria e di rimuoverne la sessualità confinandola in un ambito privato e opaco. Il cortocircuito che si viene a creare tra questo tentativo di contenimento e l’esplosione ormonale delle ragazze viene rappresentato senza sovrastrutture, in un ambiente naturale che di riflesso si apre allo sbocciare dell’estate, contrapponendosi alla rigida struttura di pietra in cui sono segregate le protagoniste. Lo sguardo della regista Deniz Gamze Ergüven, che per sua stessa ammissione vuole “raccontare come il corpo delle donne turche sia diventato un campo di battaglia”, svela questa dinamica di ribellione come un processo il cui motore è una necessità insopprimibile. Necessità inscritta nelle cose stesse, nel funzionamento della natura, che la regista si limita a descrivere, colorandola appena nelle scene chiave (come quella finale) di una saturazione che rievoca le luci e le sensazioni della mattina, come a voler simboleggiare una rinascita, che in questo senso diventa il meccanismo ciclico e vitale che la natura deve portare avanti.

Presentato all’ultimo festival di Cannes, e subito accostato a Il Giardino delle Vergini Suicide, Mustang presenta un’affinità puramente formale con il film di Sofia Coppola: mentre nel primo le vicende narrate trasfigurano immediatamente sul piano di una narrazione allegorica, dove il gioco di rimandi con gli elementi della cultura pop diviene una sottotrama dominante, il secondo si pone su un piano di urgenza comunicativa e descrittiva senza filtri, specchio fedele della situazione attuale turca ma anche, indirettamente, di quella degli individui che cercano una via di fuga nel Mediterraneo dalle guerre: in questo caso è la primordiale tensione verso la possibilità di esistere a muovere gli esseri umani. E questa stessa tensione è il fuoco narrativo che anima la pellicola, nella messa in scena delle dinamiche plastiche ed erotiche tra le sorelle, nella loro continua costruzione identitaria attraverso il reciproco confronto e l’insopprimibile anelito verso l’esterno, nel loro forzare la situazione di clausura e adeguare i meccanismi ormonali al contesto. In questo modo alcune di loro riusciranno ad adattarsi ad un matrimonio combinato, pilotando la scelta della famiglia verso il ragazzo desiderato e riuscendo perfino a gestire l’attività sessuale in modo da aggirare le limitazioni imposte. Altre soccomberanno, rivolgendo questa forza incontenibile contro sé stesse, come nel suicidio di una delle sorelle apparentemente molestata dallo zio. Altre ancora, il caso della più piccola, lasceranno fluire incontrastato questo soffio vitale, riuscendo letteralmente a scardinare la situazione.

Pellicola di un’urgenza quasi primitiva, da vedere assolutamente in lingua originale, Mustang, riferimento a una razza di cavalli americani il cui nome significa“non domati”, mette in scena questa tensione insopprimibile della natura che distrugge qualsiasi argine. Lo sguardo di Deniz Gamze Ergüven si focalizza poeticamente su quell’energia primaria e fondante che nessuno schema, tradizione o cultura retrograda può arrestare, elevando le vicende delle cinque sorelle a una sorta di elegia alla ciclicità della vita.

Vedi anche

Altri articoli