Muraro, i guai aumentano. I pm setacciano consulenze e conti correnti

M5S
Lassessore Paola Muraro durante la riunione della Giunta comunale in Campidoglio, Roma, 9 settembre 2016.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Indagata in due filoni diversi per gestione di rifiuti non autorizzata e abuso di ufficio con l’ex dg Ama Fiscon. Nervosismo per il rinvio dell’interro gatorio

Adesso che le accuse sono due – attività di gestione dei rifiuti non autorizzata e abuso d’ufficio con l’ex dg dell’Ama Giovanni Fiscon – e in due fascicoli diversi, quello che preoccupa è l’analisi dei conti correnti bancari intestati dell’assessora all’Ambiente Paola Muraro. Analisi che sta dando conto di quante consulenze e di quale valore abbia beneficiato Paola Muraro nei dodici anni in cui è stata consulente Ama incassando un milione e 136 mila euro lordi. Alcune delle quali considerate «illegittime» dalla procura. «Sono tranquilla e vado avanti per la mia strada» ripete sicura l’assessora, Che aggiunge con piglio: «Credo nella magistratura, ho molta fiducia nel magistrato. E, devo dire, sta lavorando bene…se i giornali si riempiono di queste notizie qua…».

L’indagine della procura di Roma coordinata dall’aggiunto Paolo Ielo e dal pm Alberto Galanti con gli investigatori del Noe, è un fascicolo con mille rivoli. All’origine, il nucleo centrale, c’è Manlio Cerroni, indagato e arrestato nel 2014. Da qui poi sono stati sviluppati alcuni filoni che, prima che diventasse nota al grande pubblico, avevano incrociato il nome di Paola Muraro da dodici anni consulente a tempo quasi pieno della municipalizzata dei rifiuti.

La nuova imputazione di abuso d’ufficio con Fiscon si riferisce agli anni tra il 2008 e il 2013 quando in Campidoglio guidava l’allora sindaco Alemanno e alcuni suoi fedelissimi, da Panzironi a Fiscon, gestivano il grande business delle partecipate. Panzironi è stato condannato per la parentopoli all’Ama (5 anni e tre mesi). Entrambi sono imputati nel processo Mafia Capitale. Entrambi l’hanno chiamata a testimoniare in loro favore nei processi. Il fascicolo dei pm Ielo e Galanti che riguarda Muraro contiene una trentina di telefonate tra l’assessora e l’ex direttore generale di Ama Giovanni Fiscon.

L’ipotesi di reato è abuso di ufficio. Potrebbero essere sentiti entrambi nelle prossime settimane, non prima comunque di aver analizzato le 1.040 pagine arrivate dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti che sono il dossier consegnato dalla stessa Muraro il 5 settembre qiando confessò di essere indagata (da aprile, per i reati ambientali). Quella memoria è da tre settimane sotto gli occhi dei carabinieri del Noe che stanno incrociando i nuovi dati con quelli in loro possesso. Telefonate con Fiscon e con lo stesso Buzzi e tra altri dirigenti del Campidoglio ma soprattutto incarichi, consulenze e pagamenti.

Muraro, infatti, non lavorava in esclusiva per Ama ma metteva la sua esperienza (nel suo settore è molto stimata) a disposizione anche di altre realtà e aziende. L’esame incrociato di documenti e telefonate ha convinto pm e investigatori che il quadro, relativo all’accusa di abuso di ufficio, sarebbe «più che solido». È stato Fiscon, allora direttore generale Ama, a firmare i contratti di consulenza a Muraro. Nel farlo avrebbe aggirato alcune norme. A cominciare dal ruolo: non una semplice consulente ma una vera e propria manager pagata, infatti, profumatamente: un milione e 136 mila euro lordi.

Il suo incarico prevedeva la gestione degli impianti Tmb (trattamento meccanico biologico) e dei tritovagliatori, un ruolo chiave e delicato che – sostengono gli investigatori – «poteva e doveva essere ricoperto da professionalità interne (presenti in azienda) e non da un consulente esterno». Tra le contropartite ottenute dall’ex consulente e attuale assessora, ci sarebbero stati – secondo l’accusa – alcuni incarichi straordinari, non direttamente collegati al monitoraggio sul ciclo dei rifiuti e al funzionamento degli impianti. Tra questi la nomina a consulente tecnica in eventuali processi. Puntualmente, poi, arrivati. Almeno in due occasioni: il processo a Perugia alla Gesenu, di cui Cerroni è socio; il processo Mafia Capitale. Nel primo caso Muraro ha ottenuto da Cerroni un assegno di 22 mila euro proprio nei giorni della nomina ad assessore. Nel secondo caso la parcella è a carico di Ama.

Il punto è che Ama prevede il pagamento dell’assistenza nei processi se il reato contestato è stato commesso nell’esercizio delle proprie funzioni. È escluso, ovviamente, il dolo. Nell’altro filone di indagine (violazione dei reati ambientali), Muraro, addetta agli impianti, avrebbe – secondo l’ipotesi dei pm – favorito la contraffazione dei risultati dei Tmb per la qualità dei rifiuti e per la quantità. Avrebbe cioè accettato che gli impianti Ama lavorassero a regime ridotto, meno di quanto potevano fare, per costringere l’azienda a rivolgersi agli impianti dei privati. Cioè di Cerroni. E a prezzi molto più alti (170 euro al kg invece di 100). Muraro chiede di essere sentita in procura dalla settimana dopo l’audizione in ecomafie.

Lo slittamento dell’interrogatorio comincia ad innervosire. Potrebbe essere causato dal cambio di avvocato – Sciullo ha dovuto rinunciare perché difende anche Fiscon e il suo posto è stato preso dal collega Riccardo Olivo – ma anche da ulteriori indizi. Emersi, anche, dall’analisi dei conti correnti intestati all’indagata.

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