Muraro, i pm: “Nessuna archiviazione”

Roma
Lassessore Paola Muraro durante la riunione della Giunta comunale in Campidoglio, Roma, 9 settembre 2016.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Indiscrezioni dei difensori fanno cadere l’ipotesi dell’abuso d’ufficio. E riducono i reati ambientali a una multa

Gli avvocati hanno già deciso: archiviata un’ipotesi di reato, multa di qualche migliaia di euro per l’altra. La Procura di Roma, nei suoi massimi rappresentanti, resta un po’ allibita. «Non è costume di questo ufficio fare Tutto il calcio minuto per minuto sulle inchieste» dichiara in relazione all’inseguirsi di indiscrezioni e a annunci circa la posizione dell’assessora Muraro. «E da questa estate –commenta spazientito uno dei pm –che media e politica ci mettono, o meglio ci provano, a mettere pressione su questa indagine. Come se le questioni politiche dovessero essere risolte per via giudiziaria. Salvo poi scoprire che sono gli stessi che si sdegnano per l’uso politico della giustizia. Non ci stiamo e respingiamo ogni tentativo».

Compreso l’ultimo che, nonostante la smentita arrivata martedì sera da piazzale Clodio, ha visto volare sui giornali l’archiviazione data per certa dell’ipotesi di reato di abuso di ufficio a carico dell’assessora Paola Muraro. E sulle agenzie di stampa il titolo: «Verso l’archiviazione ». È la stessa procura che ieri pomeriggio smentisce nuovamente ogni tipo di decisione. «Stiamo valutando tutte le carte e al momento l’ipotesi di archiviazione del reato di abuso di ufficio è, al pari di tutte le altre dal rinvio a giudizio al giudizio immediato, per l’appunto una delle ipotesi.

Non a caso – ripetono dal primo piano della procura non abbiamo ancora fissato il giorno per l’interrogatorio della dottoressa Muraro. Stiamo studiando e valutando».

L’imbarazzo dei legali

Anche gli avvocati di Muraro si affrettano, nel pomeriggio, a mettere qualche puntino sulle «I». Sono i primi, e anche gli unici e farlo pubblicamente. «Al momento – dichiara Alessio Palladino, legale del collegio difensivo dell’assessore all’Ambiente – non abbiamo ricevuto alcun tipo di comunicazione da parte della Procura men che meno avvisi a comparire. Ribadiamo la nostra massima disponibilità verso gli inquirenti che stanno svolgendo un lavoro meticoloso anche sui documenti messi a disposizione dalla nostra assistita».

Un fair play doveroso visto che aver veicolato la notizia dell’archiviazione ha alterato gli uffici di piazzale Clodio. E che contribuisce a stoppare il banchetto di giubilo che i 5 Stelle stavano già apparecchiando. Della serie: «Avete visto? Avevamo ragione ad aspettare le carte. Al massimo Muraro se la cava con una multa». Sono due le inchieste che riguardano l’assessora Muraro. La prima, la più antica, riguarda ipotesi di reato che hanno a che fare con la violazione dei reati ambientali. Nello specifico Muraro aveva l’incarico, in Ama –la municipalizzata dei rifiuti della Capitale – di verificare il funzionamento degli impianti.

Nello specifico doveva sovrintendere il funzionamento del TMB (Trattamento meccanico biologico) di Rocca Cencia che, invece, sarebbe stato fatto funzionare con parametri inferiori al previsto per rendere necessario l’utilizzo di altri impianti privati. La seconda inchiesta risale a tre settimane fa, ipotizza l’abuso di ufficio ed è relativa agli incarichi ottenuti da Muraro in Ama dai vertici che all’epoca (2008-2012) erano il dg Giovanni Fiscon e il presidente Franco Panzironi. Incarichi, secondo l’accusa, non necessari e favoriti da rapporti personali. Ora, su questa specifica ipotesi di reato, i legali –il collegio guidato da Riccardo e Federico Olivo – hanno veicolato la seguente soluzione: la norma regionale che obbliga gli enti pubblici, come Ama, a ricercare al proprio interno le professionalità e le competenze a cui affidare gli incarichi dati invece ad una consulente esterna come la Muraro, non è mai stata recepita dalla municipalizzata con un regolamento interno.

Queste circostanza, sempre se verificata, farebbe cadere l’ipotesi di reato. Per quello che riguarda la prima ipotesi di reato –reati ambientali –il collegio dei difensori è convinto che tutto si possa risolvere con una multa tra i 2.600 e i 26 mila euro. Se va male, una piccola cifra rispetto al milione e duecentomila euro lorde guadagnate dalla consulente Muraro in dodici anni all’Ama.

M5s canta vittoria

Tanto basta per armare, per mezza giornata, il deliquio dei Cinque stelle. A cominciare dal vicesindaco Daniele Frongia. «Cosa ha detto sempre Virginia Raggi sulla Muraro? Aspettiamo le carte….» ha commentato ieri mattina entrando a palazzo Senatorio per la giunta. Ancora più esplicito il capogruppo Ferrara. «Questa è una buona notizia che avvalla ancor più la coerenza della nostra posizione» ovvero la scelta di «leggere le carte e poi decidere». Più cauta la diretta interessata che lasciando la sala della giunta dice solo: «Ho bisogno di serenità». Su una cosa ha ragione l’esperta dei rifiuti: la sua vita privata è stata messa nel solito ventilatore. Errore che non cancella tutto il resto. Ad esempio il gigantesco conflitto di interesse di una professionista che passa da consulente tecnico a responsabile politico della stessa azienda. E che mentre era consulente Ama, rappresentava anche altre aziende di smaltimento rifiuti interessate a lavorare con Ama. O la non opportunità politica di accettare incarichi e consulenze sapendo che altri interni avrebbero potuto svolgere lo stesso incarico con minor spesa pubblica. Questione etica su cui la doppia morale 5 Stelle galleggia oltre ogni logica.

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