Murales Tor Marancia, un museo a cielo aperto nella Shangai romana

Racconti romani
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21 opere alte 14 metri dipinti sulle facciate delle case popolari del lotto uno, firmate da street artist di fama internazionale. Così risplende la “periferia” romana

La chiamavano Shangai. Un agglomerato di casette in muratura o legname costruito negli anni ’20 su terreni prevalentemente paludosi e dedicato ai primi cittadini espulsi dal centro di Roma e ai migranti dal Sud Italia. Un ghetto composto da microscopiche abitazioni di una sola stanza in cui vivevano fino a gruppi di dieci persone. Per questo la chiamavano Shangai, e anche perché il terreno tendeva ad allagarsi alle prime piogge e per i numerosi fatti di sangue con cui si regolavano i conti del quartiere.

Tor Marancia, oggi, è un quartiere alle porte del centro di Roma. Situato tra via Cristoforo Colombo e via Ardeatina, mantiene tutta la sua vena popolare. Le casette in muratura e in legno non ci sono più, sono state demolite nel 1948, a seguito della legge De Gasperi sul risanamento delle borgate, e sostituite dalle case popolari che hanno resistito al passare del tempo, al degrado e alla modernità. A Tor Marancia vivono attualmente circa ventimila persone e i due terzi delle case della zona sono di proprietà dell’Ater, l’ente regionale per le case popolari.

Oggi però, quelle stesse case che hanno visto nascere il mito sportivo di Agostino Di Bartolomei, si presentano al pubblico con una veste tutta nuova. Alla Shanghai romana e alle sue storie si sono ispirati gli artisti che negli ultimi mesi hanno partecipato al progetto promosso dall’associazione culturale 999 contemporary e finanziato dal comune di Roma e dalla fondazione Roma: 21 murales alti 14 metri dipinti sulle facciate delle case popolari del lotto uno di Tor Marancia.

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(Foto di Stefano Cagelli)

 

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