«Much loved», il film scandalo sulle prostitute marocchine

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Arriva in Italia la pellicola di Nabil Ayouch che ha fatto scalpore a Cannes Dirompente e al limite della provocazione, questa è la sua forza e il suo limite

Le quattro attrici protagoniste di questo film vivono attualmente sotto scorta. Ce l’ha detto il regista, Nabil Ayouch, che ieri era a Roma per la promozione. Lui è un uomo – per altro molto aitante, ma non è che i terroristi islamici si facciano intimidire – e quindi corre, forse, meno pericoli. Comunque viaggia, parla, si fa vedere, e in Marocco è un cineasta importante che lavora anche come produttore. Ma Loubna, Halima, Asmaa e Sara abitano assieme in un appartamento segreto, pagato dal regista, e girano seguite da guardie del corpo quasi come le prostitute che interpretano nel film. Per altro, solo Loubna Abidar – la “capobranco”, la leader, la vera protagonista – è un’attrice professionista. Le altre tre sono ragazze di Marrakech che hanno sfidato l’ipocrisia della società marocchina inseguendo il sogno del cinema e ora sono sotto “fatwah”: certe cose, nei paesi islamici, sono pericolose.

E se il Marocco è un paese più tollerante di altri, non ci vuole nulla perché da altre zone arrivi qualche matto che vuol farsi bello agli occhi dell’Isis e faccia del male a delle donne innocenti. Le quattro protagoniste di Much Loved (titolo internazionale volutamente ironico: significa “molto amate”) fanno di mestiere le prostitute. In Italia oggi si direbbe “escort”: l’ipocrisia non è esclusiva dell’Islam, ma qui da noi almeno non ammazza le persone. Il film racconta con toni estremamente realistici e autentici le loro giornate. La preparazione, con tanto di chiacchiere in libertà e pronostici sulla serata («Speriamo mi capiti un saudita ricco e con il cazzo piccolo»…). Il lavoro, ovvero le orge negli alberghi di lusso di Marrakech, dove sono soprattutto i sauditi a scatenarsi e a riempire le ragazze di soldi, ma non mancano ovviamente clienti europei. Il mal di testa del giorno dopo, quando tutte dormono fino all’ora di pranzo e girano per casa in felpa e ciabatte. Il rapporto con la famiglia, almeno per una di loro, Noha, interpretata dalla suddetta Abidar: la donna mantiene con il suo lavoro la madre e un esercito di fratelli e sorelle adolescenti e nullafacenti, che incamerano i suoi soldi e la trattano come una peccatrice depravata. Much Loved è un’opera che sembra “rubata” dalla realtà, il che è sempre un merito: il regista ci ha confessato di amare Vittorio De Sica ed Ettore Scola, ma bisogna ammettere che ha un occhio rosselliniano nel tenere il set aperto, nel dare l’impressione che la verità delle facce e degli ambienti ti travolga.

I pezzi più belli del film sono le lunghe traversate di Marrakech in auto, nella limousine guidata dall’autista/factotum Said che per le ragazze è una sorta di padre/consigliere: sono scene, quelle sì, visibilmente rubate dal vero e restituiscono sapori e odori di una città che gli stranieri conoscono solo in modo biecamente turistico. Le lunghe scene di sesso non si negano nulla: il linguaggio è crudissimo (e il doppiaggio forse lo appesantisce ancor di più, anche se sul turpiloquio arabo non siamo competenti), la disinvoltura delle ragazze è talmente libera da risultare quasi inquietante. Un film del genere sarebbe controverso anche in Europa, in un paese islamico diventa dirompente, sfiora il limite della provocazione. Questa è la sua forza e anche il suo limite. Il giudizio su Much Loved deve giocoforza muoversi su due livelli. Sul piano politico, etico e civile va difeso contro tutto e tutti, e ha ragione il regista quando afferma che è un modo «per dar voce a persone che nella società marocchina sono invisibili, vendono piacere a uomini che, finita la prestazione, sono i primi a disprezzarle, non hanno alcun diritto e non godono di nessun rispetto». Se il discorso diventa squisitamente cinematografico, non si può nascondere una certa coazione a ripetere, per la serie: vista un’orgia con i sauditi ciccioni e sudati, le hai viste tutte. È stato il “caso” di Cannes, dove è passato alla Quinzaine: chissà se anche in Italia, nel paese dove le escort sono arrivate nei palazzi della politica, riuscirà a fare scalpore.

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