Morto il boss Bernardo Provenzano

Cronaca
epa00864098 A file photo dated 12 April 2006 showing mafia boss Bernardo Provenzano while leaving Palermo to be moved to the jail of Terni. A group of people who helped Cosa Nostra superboss Bernardo Provenzano remain a fugitive for over 40 years have received on Thursday 16 November 2006 a combined total of 300 years in prison. The lion's share of the 57 on trial were accused of helping the Provenzano over the last decade or so, after he become the undisputed head of Cosa Nostra following the arrest 13 years ago of Salvatore (Toto') Riina. Among those convicted was Nicola Mandela', who organised Provenzano's prostate operation in a private clinic in Marseille, France. He received a 13-year sentence. The stiffest sentences, 18 years, were handed down against Benedetto Spera, capo of the Belmonte Mafia gang, and Onofrio Morreale, while Giuseppe Di Fiore received 14 years and Giuseppe Pinello 12 years eight months.  EPA/FRANCO LANNINO-MICHELE NACCARI

Indicato come il capo di Cosa nostra, venne arrestato dopo una latitanza di 43 anni l’11 aprile del 2006

E’ morto il boss Bernardo Provenzano. Ottantatre  anni, malato da tempo, indicato come il capo di Cosa nostra, venne arrestato dopo una latitanza di 43 anni l’11 aprile del 2006 in una masseria di Corleone (ecco le immagini dell’arresto, a poca distanza dall’abitazione dei suoi familiari.

Già negli ultimi giorni le già precarie condizioni di salute di Provenzano avevano subito un drastico peggioramento. Una condizione che già ad aprile aveva spinto i legali a chiedere la revoca del 41 bis (il regime carcerario duro) per motivi di salute, ma i giudici si erano opposti perché Bernardo Provenzano non poteva più essere spostato dal suo letto di ospedale. Il capo indiscusso di Cosa nostra era fisicamente debilitato a causa di un cancro alla vescica. Diverse perizie avevano certificato il suo stato fisico e mentale precario, il progressivo decadimento cognitivo, l’impossibilità di partecipare ai numerosi processi in cui era imputato. I medici avevano certificato come il suo stato fosse incompatibile con il regime carcerario, ma era rimasto recluso al 41 bis.

provenzanoBernardo Provenzano detto Binnu u’ Tratturi (Bernardo il trattore, per la violenza con cui falciava le vite dei suoi nemici) è stato per anni il superlatitante di cosa nostra. Un uomo senza volto, ricercato dal 9 maggio 1963 da tutte le forze dell’ordine, un vero e proprio professionista della clandestinità. Aveva iniziato la sua carriera criminale nelle file di Cosa Nostra come braccio destro del boss di Corleone Luciano Liggio. Per 43 anni ha vissuto come una fantasma, nell’entroterra siculo, comunicando tramite “pizzini” (Pietro Grasso in questa intervista spiega il sistema) scritti attraverso fatiscenti macchine da scrivere.  In precedenza era già stato condannato in contumacia a 3 ergastoli ed aveva altri procedimenti penali in corso.

Era diventato il capo della mafia dopo le stragi sanguinose ordinate da Totò Riina nel ’92 e nel ’93 in cui in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e i loro uomini di scorta, per le quali è stato anche lui condannato all’ergastolo come mandante. Di Provenzano non esistevano foto se non una del 1958, ma solo descrizioni fornite dagli “uomini d’onore” poi diventati collaboratori di giustizia.

Per questo la polizia lo aveva definito nel corso degli anni un uomo senza volto. Provenzano così come Riina, Liggio, Greco, Brusca e Bagarella  fa parte del cosiddetto clan dei corleonesi.

 

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