Morassut si smarca dalla vecchia guardia e va a caccia dei voti di Marino

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L’ex assessore presenta la sua candidatura alle primarie per il sindaco di Roma: “Non sono contro Renzi e Giachetti, ma io sono più di sinistra”

Roberto Morassut ha scelto il mercato popolare di Primavalle per presentare la propria discesa in campo alle primarie del centrosinistra. Il suo è il quarto nome a farsi avanti nella corsa verso la candidatura a sindaco di Roma, dopo quelli di Roberto Giachetti, Stefano Pedica e Domenico Rossi. E non è detto che non ne arrivino altri. Un’eventualità che lo stesso Morassut vorrebbe scongiurare, per riuscire ad aggregare tutto il fronte dem che non si riconosce nel vicepresidente della Camera, magari ampliando i propri consensi anche a parte di Sel.

Per questo, l’ex assessore della giunta Veltroni ha scelto come uno dei principali punti di differenza con Giachetti un atteggiamento più soft nei confronti dell’esperienza in Campidoglio di Ignazio Marino, sperando naturalmente che l’ex primo cittadino non decida di scendere in campo in prima persona con una sua lista civica. Parlando ai pochi avventori del mercato, ma soprattutto ai giornalisti, Morassut ha ricordato le proprie critiche rivolte all’ex sindaco e ai “limiti” dimostrati dal Pd in quell’esperienza, ma ha voluto esplicitare anche che “alcune cose importanti ci sono state, vanno raccolte e innovate”. E, come trait d’union con quell’esperienza, ha scelto di affidare l’incarico di presiedere il suo comitato elettorale a Valeria Baglio, già presidente dell’Assemblea capitolina prima delle dimissioni di massa.

Una scelta che lo pone in contrapposizione rispetto a Renzi e Giachetti? Niente affatto, dice lui: “Non c’è nessuna alterità nei confronti di Renzi e non sono il candidato della minoranza: io sono un uomo di sinistra, della sinistra romana, e ho condiviso tutte le scelte innovative che la sinistra ha fatto negli ultimi vent’anni, dalla Bolognina alla nascita del Pd, al sostegno a Matteo Renzi. Non sarò mai un uomo contro”. E con il suo avversario non ci sono “distanze politiche abissali”, anche se “abbiamo due profili diversi, esperienze diverse e due storie diverse e questo in qualche maniera un po’ conta nel rapporto con le persone”. Per questo, la decisione di scendere in campo è venuta dopo molte sollecitazioni ricevute in tal senso: “In politica – dice – a volte ci sono delle strade obbligate, non puoi sottrarti alla responsabilità nei confronti delle persone”.

Morassut prova a muoversi lungo il difficile crinale del ‘rinnovatore di sinistra’, senza schiacciarsi sulle posizioni della minoranza dem (e, soprattutto, su quelle di chi ha condotto il Pd romano negli anni scorsi), ma differenziandosi dal profilo ‘rottamatore’ di Giachetti. “Le idee che proporrò – ha sottolineato – non saranno contrattate con nessuno. Nella mia candidatura non c’è un gioco di correnti: chi vuole sostenermi lo farà liberamente”. E si sottrae anche dal tentativo di associare il suo nome a quello di Goffredo Bettini, artefice di tutte le ultime giunte di centrosinistra da Rutelli in poi: “Non lo vedo e non lo sento da tanto tempo, perché facciamo mestieri diversi”. Ribadisce, poi, l’invito a Sel a “riflettere bene, perché le divisioni possono segnare ferite e sconfitte che rimangono nel tempo. La gente se ne ricorderà”. Ma il volantinaggio anti-Pd del comitato per Fassina sindaco proprio davanti all’ingresso del mercato non lascia presagire nulla di buono.

Per quanto riguarda i temi più strettamente amministrativi, Morassut punta molto sulle periferie, sulla valorizzazione delle associazioni che lavorano sul territorio e su un “patto con il governo” basato su un nuovo profilo istituzionale da creare per la Capitale (lui propone di equipararla a una regione) e su una revisione dell’intesa sull’abbattimento del debito pregresso, destinando a investimenti parte dei 500 milioni di euro che ogni anno lo Stato versa nelle casse capitoline.

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