Montecitorio dice sì alle dimissioni di Ilaria Capua: “Me ne vado in America”

Parlamento
Ilaria Capua, direttrice del dipartimento di Scienze biomediche comparate dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, durante la presentazione del nuovo canale di scienza e tecnica dell'Ansa all'Accademia dei Lincei di Roma, 18 settembre 2012. ANSA / GUIDO MONTANI

La virologa accusata di reati gravi ma prosciolta dopo 10 anni ha deciso di lasciare

“Gentile presidente, cari colleghi, oggi rassegno le mie dimissioni da deputato della Repubblica italiana”. Così Ilaria Capua, virologa eletta con Scelta Civica, è intervenuta a Montecitorio per comunicare il suo addio alla Camera dopo il proscioglimento dall’inchiesta che insieme alla violenta campagna di stampa per anni l’ha inchiodata con accuse infondate. Dopo oltre dieci anni d’indagini la scienziata era stata prosciolta dalle accuse di corruzione, associazione a delinquere e diffusione di epidemia: un’untrice, si sarebbe detto un tempo. “E’ stata una decisione sofferta e ponderata, che ho maturato nel tempo e che si è articolata intorno alla parola ‘rispetto’. Quando sono entrata alla Camera dei deputati ero una scienziata conosciuta e stimata per gli studi che avevo svolto in virologia, ero piena di buoni propositi e assolutamente determinata a sollecitare quei cambiamenti nel mondo della ricerca di cui l’Italia ha un disperato bisogno. Avevo una missione, avevo a cuore un obiettivo, uno solo. La ricerca”.

La vicenda prende le mosse da una inchiesta della Procura di Roma. In seguito L’Espresso fa una dura campagna, una copertina del settimanale esce col titolo “Trafficanti di virus”: la virologa conosciuta nel mondo per aver scoperto la sequenza genetica dell’aviaria è posta sotto accusa.

Scrive ancor Capua: “Dopo un anno dalla mia elezione sono stata travolta da un’indagine giudiziaria risalente agli anni duemila che mi accusava di reati gravissimi, uno dei quali punibile con l’ergastolo. E’ stato per me un incubo senza confini e una violenza che non solo mi ha segnata per sempre, ma che ha coinvolto e stravolto anche la mia famiglia. L’effetto più devastante che queste accuse hanno avuto sul mio ruolo di parlamentare, è stato quello di aver minato la mia credibilità, ed è proprio in questo particolare della vicenda che entra in gioco la parola ‘rispetto’”.

La gogna giustizialista ha impedito alla Capua di fare politica proprio sui temi che conosce meglio, quelli della ricerca. “Un parlamentare che non è credibile non è in grado di portare avanti con forza le istanze nelle quali crede. Nell’affrontare ogni giorno in questa Camera la mia nuova condizione di ‘persona non credibile’, e oltretutto accusata di crimini gravissimi, ho vissuto sulla mia pelle per oltre due anni, come la mancanza di credibilità non mi stesse permettendo di  portare avanti quello per cui mi ero impegnata con i miei elettori”.

“La combinazione del rispetto per i miei elettori e per me stessa – sono ancora parole della scienziata – mi ha fatto comprendere che in quelle condizioni non stavo utilizzando al meglio il tempo che avevo a disposizione. […] Ho sentito che fosse giunto il momento di tornare a usare il mio tempo al meglio, di tornare nel mondo scientifico, purtroppo non in quello italiano, ma in un ambiente nel quale non avessi mai perso la credibilità e nel quale fossi riconosciuta e apprezzata”.

Da qui la decisione di lasciare la politica e l’Italia per proseguire il suo lavoro di ricerca in America: “Ho accettato un incarico di direttore di un centro di eccellenza all’Università della Florida. Ho deciso di trasferire la mia famiglia negli Stati Uniti per proteggerla dalle accuse senza senso ma nel contempo infamanti che mi portavo sulle spalle. Perché una mamma ed una moglie deve farsi carico anche di questo: proteggere”.

E quindi il passaggio più politico dell’intervento della ricercatrice: “Paradossalmente, penso che se questo mio passaggio di vita come rappresentante del popolo italiano lascerà un segno, non riguarderà la scienza o la ricerca. Riguarderà la giustizia. Quello che è successo a me accade troppo spesso in Italia, e potrebbe succedere a chiunque. In occasione di questo momento voglio dar voce a tutte le persone innocenti accusate ingiustamente, che attendono impotenti che la giustizia faccia il suo corso. Perché anche loro meritano rispetto”.

 

 

L’aula ha accettato le dimissioni con 238 voti a favore e 179 contrari.

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