Money il mostro che uccide l’informazione

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epa05302306 (L-R) US director Jodie Foster, US actress Julia Roberts, US actor George Clooney and British human rights barrister Amal Clooney arrive for the screening of 'Money Monster' during the 69th annual Cannes Film Festival, in Cannes, France, 12 May 2016. The movie is presented out of competition at the festival which runs from 11 to 22 May.  EPA/GUILLAUME HORCAJUELO

Presentato a Cannes e da ieri nelle sale “Money Monster” di Jodie Foster costringe a riflettere sul corto circuito tra giornalismo e intrattenimento

I festival del cinema, a volte, sono divertenti senza volerlo. La selezione ufficiale di Cannes e la Quinzaine des Réalisateurs, sezione collaterale, sono fieri rivali: ma ieri è sembrato si fossero messi d’accordo per costringere noi giornalisti a riflettere sul nostro mestiere. Nel film di Bellocchio Fai bei sogni, che ha appunto aperto la Quinzaine, il tema del giornalismo è presente ma il cuore del film è altro. In Money Monster di Jodie Foster (fuori concorso) è invece tutto. Il film è un aggiornamento, a distanza di quarant’anni, dell’epocale Quinto potere diretto da Sidney Lumet nel 1976.

Con la differenza, giustamente rimarcata da George Clooney, che ora è tutto vero: «Negli anni ’70 Quinto potere era una commedia nera e surreale, oggi sembra un documentario: tutto quello che aveva scritto lo sceneggiatore Paddy Chayefsky si è tristemente realizzato». Clooney è figlio di un celebre anchorman della tv americana e ha dedicato all’argomento un film importante come Good Night and Good Luck, sulla tv ai tempi del maccartismo: è un esperto, e in conferenza stampa ha fatto su Money Monster la miglior recensione possibile: «Il film parla del corto circuito tra informazione e intrattenimento. Da quando le reti televisive hanno scoperto che le due cose possono stare insieme, producendo ascolti e guadagni, il sistema è imploso.

Gli ascolti sono saliti, le inserzioni pubblicitarie sono aumentate, l’informazione è stata distrutta». Il film di Jodie Foster, scritto da Jamie Linden, Alan DiFiore e Jim Kouf e magnificamente montato da Matt Chesse, parla di questa tragica sintesi applicandola a un argomento che moltiplica la tragedia: la crisi finanziaria. Clooney è Lee Gates, un presentatore che conduce un assurdo show – Money Monster, appunto – nel quale Wall Street viene raccontata come fosse un reality. Gates balla, si traveste da pugile, fa il buffone: ma, ahilui, dà anche notizie e “dritte” per gli ascoltatori.

E quando il titolo di un’azienda, consigliato da Gates ma poi fatto crollare ad arte, brucia in un pomeriggio 800 milioni di dollari e manda sul lastrico tutti coloro che vi hanno investito, succede il patatrac. Kyle Budwell, un giovane che ha perso tutti i suoi risparmi (l’attore inglese Jack O’Connell), irrompe nello studio armato di pistola e giubbotto da kamikaze e sequestra il conduttore. Non vuole i suoi 60.000 dollari: ne vuole 800 milioni, vuole che tutti vengano risarciti, vuole verità e giustizia, vuole una cosa che per Wall Street è come la Rivoluzione d’ottobre.

E mentre tutto va in onda in diretta, scatta dietro le quinte l’affannosa ricerca del boss della Ibis, che pare scomparso come il bottino… Money Monster dura 98 minuti e ha, ad occhio, almeno 60-70 cambi scena: il racconto non sta mai fermo, il ritmo è vorticoso, dallo studio televisivo – gestito con fermezza e cinismo dalla produttrice Patty Fenn, interpretata da Julia Roberts – si passa continuamente agli effetti che il crollo del titolo e la folle azione di Budwell provocano a domino in mezzo mondo. Il film ha una caratteristica che lo rende forse non profondissimo, ma per altri versi formidabile: si capisce tutto! Sembra un’ovvietà, ma non lo è affatto quando si parla di finanza, di borsa, di titoli che oscillano, di algoritmi che determinano il mercato, di dollari che spariscono e ricompaiono come i soldi del Monopoli.

Quante volte abbiamo visto film, da Wall Street di Oliver Stone a La grande scommessa, in cui i meccanismi della finanza sembrano o incredibili, o incomprensibili? Money Monster ha il dono impagabile della chiarezza, forse perché racconta le ricadute sulla vita concreta delle persone. Solo il finale è lievemente telefonato, ma nel corso della trama ci sono colpi di scena notevoli, come la strepitosa irruzione della moglie di Budwell rintracciata dalla polizia. Jodie Foster controlla tutto con grande abilità, si nota la mano di una regista che negli ultimi anni ha fatto anche tv di altissimo livello (episodi di House of Cards e Orange Is the New Black). Clooney è fantastico nel disegnare un presentatore cialtrone e la Roberts gli fa da degnissima spalla. È nei cinema da ieri, distribuito dalla Warner: consigliatissimo.

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