Mondiali Rugby: All Blacks sul tetto del mondo, Carter nella storia

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epa05004969 New Zealand Ma'a Nonu (hidden) celebrates with team mates after scoring a try during the Rugby World Cup 2015 final between New Zealand and Australia at Twickenham in London, Britain, 31 October 2015.  EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA EDITORIAL USE ONLY / NO COMMERCIAL SALES / NOT USED IN ASSOCIATION WITH ANY COMMERCIAL ENTITY

La Nuova Zelanda domina contro l’Australia e soffre solo a metà del secondo tempo. Spettacolare partita del mediano di apertura, che firma un drop che rimarrà nella storia del rugby

Una finale bellissima, un finale previsto e giustissimo. La Nuova Zelanda vince la Rugby World Cup 2015 e diventa la prima nazionale nella storia a salire per tre volte sul tetto del mondo. Un trionfo firmato soprattutto da Dan Carter, il mediano d’apertura più forte del globo, che ha messo a segno un drop da 50 metri nel momento più difficile per la sua nazionale. Un colpo che rimarrà impresso nella memoria collettiva di questo sport. Così come rimarrà per sempre nella storia questa squadra, una delle più forti che sia mai scesa su un campo di rugby. Con la vittoria di oggi si chiude un ciclo per la Nuova Zelanda, non rivedremo più al mondiale campioni come Richie McCaw, Ma’a Nonu, Conrad Smith, Mea Lamu e lo stesso Dan Carter. Non c’è alcun dubbio che un Paese in cui il rugby è più che una religione saprà trovare le risorse giuste per continuare ad emozionare il mondo ed alimentare il proprio mito.

La cronaca della partita

Temperatura perfetta, non piove, condizioni ottimali per giocare a rugby. Twickenham (Londra) ospita l’evento dell’anno della palla ovale, la finale tra la numero 1 e la numero 2 del ranking mondiale. Nuova Zelanda-Australia è l’essenza del rugby, il meglio che si possa offrire e vedere a livello planetario. Benché sia un inedito assoluto. Mai All Blacks e Wallabies si erano incontrati in finale di Coppa del Mondo. Oggi una delle due squadre entra nella storia, diventando la prima a salire per tre volte sul tetto del mondo.

Dopo un’ispiratissima Kapa o pango (guarda il video), partenza furiosa della Nuova Zelanda che si avvicina subito pericolosamente alla linea di meta e guadagna un calcio di punizione trasformato al settimo minuto da Dan Carter. L’Australia prova a riorganizzarsi a partire dalla fase difensiva, risale il campo e punta sulla mischia chiusa. Risultato: fallo del pilone nero Owen Franks e tre punti trasformati da Bernard Foley. Al quarto d’ora siamo 3-3.

Gli All Blacks danno l’idea di poter sfondare, giocano belli larghi e sembrano in procinto di esplodere. Australia ordinata in difesa ma è già chiaro che dovrà soffrire per cercare di fermare la marea nera. Dopo la sfuriata iniziale la partita si fa sempre più tattica, terreno ideale per gli aussies, che però perdono il seconda linea Douglas per infortunio. Partita molto dura sia nei placcaggi che nei punti d’incontro, Wallabies particolarmente aggressivi soprattutto verso Carter che, placcato alto, trova un’altra punizione e altri tre punti dalla piazzola. Nuova Zelanda avanti 6-3.

Molti attivi gli All Blacks, soprattutto con le folate di Milner-Skudder e un ottimo Ma’a Nonu, forse il migliore in campo di questo primo tempo insieme a Carter. A cinque minuti dall’intervallo, nuovo peccato di indisciplina per l’Australia (che nel frattempo perde anche Matt Giteau per infortunio) e punizione per la Nuova Zelanda: ancora Carter, da posizione angolata, trasforma e porta la sua nazionale a +6 (nonostante uno svarione arbitrale di Nigel Owens che non vede un in avanti di Milner-Skudder).

L’azione che scava un fosso profondo tra le due squadre arriva al 38′: Nuova Zelanda che avanza, avanza, avanza e alla fine trova lo spazio, creando un netto soprannumero, con l’ultimo passaggio di capitan Richie McCaw per Milner-Skudder che schiaccia in meta nell’angolo. Carter trasforma, All Blacks avanti 16-3. Australia alle corde, se vuole rientrare in partita deve inventarsi qualcosa.

Il secondo tempo si apre nella maniera peggiore per l’Australia. Azione prolungata, splendido offload di Sonny Bill Williams (subentrato a Conrad Smith) per Ma’a Nonu che vola in meta. Carter (cosa più unica che rara) non trasforma, All Blacks avanti 21-3. Al 47′ il possesso è 69% a 31% a favore della Nuova Zelanda che sembra in controllo del match.

Al 50′ il primo vero cambio di ritmo dell’Australia, che per la prima volta arriva nei pressi della linea di meta. E arriva anche l’ingenuità dell’estremo neozelandese Ben Smith che per un placcaggio pericoloso lascia i suoi in 14 contro 15. La segnatura è nell’aria e arriva nell’azione successiva con un’ottima maul condotta e conclusa da David Pocock. Fauley trasforma, Wallabies più vicini: 21-10 per gli All Blacks.

Ora l’Australia ci crede e spinge sull’acceleratore per sfruttare al massimo la superiorità numerica. E la marcatura arriva, puntuale, con Kuridrani che si tuffa in meta al 63′. Dopo la facile trasformazione di Foley, l’Australia rientra definitivamente in partita: Nuova Zelanda avanti solo 21-17.

Al 69′ il colpo del campione, forse il più bel numero del mondiale: Dan Carter riceve palla nel traffico, finta il passaggio, e da 50 metri indovina un drop che entrerà nella storia di questo sport (guarda il video). All Blacks che tornano a respirare: 24-17. Carter replica al 73′ con una punizione da centrocampo: ora i tutti neri sono sopra il break, 27-17.

A un minuto dalla fine, cala il sipario sulla finale. Meta in Dan Barrett in campo aperto e All Blacks che doppiano i rivali. Finisce 34-17, Nuova Zelanda campione del mondo.

 

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