Modificare l’Italicum? La Camera ne parlerà a settembre (per dire no)

Riforme
Una veduta dell'aula, durante i lavori sul ddl anticorruzione alla Camera dei Deputati, Roma, 21 maggio 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI

Una mozione di Sinistra italiana farà emergere le posizioni dei diversi partiti, Pd in testa, alla vigilia del referendum costituzionale di ottobre

Il dibattito sotto traccia non si è mai fermato, tra attacchi frontali (alcuni anche scarsamente articolati) e difese sugli scudi. Da oggi, però, c’è una novità: sarà la Camera a discutere ufficialmente a settembre della possibilità di modificare l’Italicum. La decisione è arrivata dalla confernza dei capigruppo di Montecitorio, che ha calendarizzato per il rientro dalla pausa estiva una mozione di Sinistra italiana in proposito.

“Il Parlamento – si legge nel testo che ha come primo firmatario Arturo Scotto – ben prima del pronunciamento della Corte Costituzionale, può intervenire sulla riforma approvata, eliminando quei palesi vizi di incostituzionalità che rendono la legge n.52 del 2015 una vera e propria controriforma elettorale destinata, a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo, a provocare una nuova pronuncia di illegittimità da parte della Consulta”. Il riferimento è al giudizio atteso in merito al ricorso presentato dal tribunale di Messina, che dovrebbe arrivare il 4 ottobre (ma potrebbe anche essere rinviato).

La mozione di Si si concentra soprattutto sul premio di maggioranza (definito “enorme”) e sui capilista bloccati. Ma, com’è noto, sono anche altri i punti su cui insiste il dibattito tra le forze politiche, a cominciare dall’attribuzione di un premio di coalizione anziché di lista, per finire con la proposta della minoranza dem di introdurre i collegi uninominali a doppio turno, elemento che scardinerebbe totalmente l’impianto della legge.

Più che la votazione in sé della mozione (la cui bocciatura è praticamente scontata), l’appuntamento di settembre alla Camera riveste un’importanza politica strategica. Il dibattito, infatti, porterà alla luce tutte le posizioni (anche diversificate all’interno dei singoli partiti) a pochissime settimane di distanza dal referendum costituzionale di ottobre. Due tasselli diversi, ma strettamente collegati nel puzzle istituzionale immaginato da Renzi. Capire come si comporterà la maggioranza, cosa emergerà nel Pd, quali posizioni assumeranno i Cinquestelle (finora ambigui nel loro atteggiamento sull’Italicum), ma soprattutto se dal Nazareno arriveranno spiragli per possibile modifiche, che a oggi appaiono altamente improbabili: saranno questi i punti che potranno (forse) trovare risposta nel dibattito alla Camera.

“Tutte le leggi, compresa quella elettorale, si possono cambiare se si vuole. Di certo non si cambiano con una mozione…”, ha detto il capogruppo dem a Montecitorio, Ettore Rosato. E ha precisato che il documento presentato da Si non può essere accolto dal Pd perché “parla di incostituzionalità, punto che abbiamo già superato quando abbiamo approvato l’Italicum”. E mentre dalla Sinistra Dem Davide Zoggia esplicita che “il Sì della minoranza Pd al referendum istituzionale è strettamente legato alle eventuali modifiche alla legge elettorale”, da AreaDem Franco Mirabelli replica che “non c’è all’ordine del giorno nessuna modifica”, anche se il tema potrebbe essere trattato nella riunione della Direzione fissata per lunedì prossimo.

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