Modello Giappone: dove anche con magnitudo 7 le case resistono

Terremoto
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Il confronto con un Paese che convive con le scosse: cultura antisismica e studio dei terreni e dei materiali per costruzioni a prova di terremoto

Sei gradi di magnitudo corrispondono ad un terremoto di media intensità. La scossa più forte che ha colpito ieri notte la zona fra Lazio e Marche ha raggiunto lo stesso grado della scala Richter, inventata proprio per distinguerla dalla scala Mercalli che misura i danni e non dipendere dunque dalle tecniche costruttive usate nella zona colpita.

Proprio questa è la discrimine per capire come la stessa magnitudo – l’energia sprigionata dalla terra nello spostamento delle faglie – possa produrre conseguenze così diverse. In Giappone – paese più sismico al mondo – infatti una scossa del sesto grado di scala Richter non provoca alcun crollo dall’ormai lontano dopoguerra. Tutti gli edifici – a partire da quelli pubblici – vengono costruiti con tecniche antisismiche capaci di resistere senza alcun danno strutturale a scosse fino al settimo grado della scala Richter.

Il che significa – visto che la scala è logaritmica – che l’energia sprigionata è fino a 30 volte maggiore rispetto ad una scossa di un grado inferiore, come quella di ieri notte che ha avuto come epicentro Accumoli. Per capire meglio basta fare un semplice paragone tra la forza e i danni causati della scossa di terremoto in Giappone del 2011 – quella di Fukushima – di 8,9 gradi della scala Richter, equivalente a 12 della scala Mercalli: le città giapponesi interessate hanno retto al terromoto, limitando di molto i danni (impossibile farlo con lo tsunami: da qui il dato della scala Mercalli), mentre ieri per un sesto grado di Richter Accumoli, Amatrice e Pescara del Tronto sono in gran parte collassate, a differenza di Norcia, ricostruita – dopo due terremoti – con tecniche antisismiche.

La lunga tradizione anti-sismica giapponese parte dalla prevenzione: scuole, palazzi ed ogni edificio pubblico sono dotati di manuali e documentazioni semplici da utilizzare in caso di emergenza. Vengono poi eseguite periodicamente simulazioni antisismiche seguendo percorsi e veri e propri addestramenti in grado di aumentare le possibilità di sopravvivenza in caso di eventi sismici. Dettagliatissima la procedura di evaquazione post-sisma: tutti i cittadini sanno dove recarsi e raggrupparsi, in piazze, parchi o scuole, in attesa dell’arrivo dei soccorsi.

I negozi, gli uffici, le strutture pubbliche e molte abitazioni sono dotate di kit antisismico (composto da torcia e radio a carica, kit di primo soccorso, acqua, barrette energetiche, fischietto) che in casi estremi, trovandosi bloccati, permette di sopravvivere alcuni giorni aspettando i soccorritori. Molta attenzione viene posta nella scelta dei materiali impiegati per costruire gli edifici, strutturalmente all’ava n g u a rd i a . La qualità del terreno, che varia in base alla zona, ha la capacità di ampliare le onde sismiche facendo variare i danni da edificio a edificio, a parità di scossa.

La regolarità in pianta e in elevazione: ad esempio, un edificio che ha una pianta quadrata o rettangolare è molto più sicuro rispetto ad un altro costruito diversamente. Infine la tecnologia antisismica all’avanguardia come in pochissimi altri paesi: un esempio sono gli isolatori sismici, ossia dei dispositivi che vengono inseriti tra le fondazioni e le strutture in elevazione e che hanno la capacità di evitare l’insorgere di risonanze e di resistere quindi alle oscillazioni.

Si tratta dunque di un modello da seguire se è vero – come è vero – che l’Italia è comunque il paese europeo a più alto rischio. Le statistiche parlano chiaro. «Sul nostro Pianeta, si verificano, in media, ogni anno, almeno un paio di terremoti distruttivi ed in Italia un sisma di magnitudo superiore a 6.3. ogni 15 anni in media. Ciò dovrebbe spingere ad una maggiore cultura della prevenzione sismica e della protezione civile», sottolinea anche Fabio Tortorici, presidente della Fondazione centro studi del Consiglio nazionale dei Geologi.

«Gli studi di microzonazione sismica, cioè di suddivisione di un dato territorio in zone omogenee sotto il profilo della risposta a un terremoto di riferimento atteso, tenendo conto delle interazioni tra onde sismiche e condizioni geologiche, topografiche e geotecniche locali, hanno dato i loro risultati; infatti, i fabbricati realizzati dopo l’entrata in vigore delle nuove Norme Tecniche sulle Costruzioni (NTC) del 2008, hanno meglio resistito alla scossa di questa notte ».

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