Mistaman: “La nostra è una realtà distopica”

Musica
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Abbiamo intervistato il rapper di Treviso, autore dell’album “Realtà Aumentata”: una sfida alla semplificazione della realtà messa in atto da internet e i media con disastrosi risultati sul senso comune

Mistaman anima la scena hip hop italiana da più di vent’anni. Il suo è un percorso che parte da metà dei ’90; un altro mondo, sia a livello del rap che si ascoltava nella penisola sia sotto il punto di vista dell’industria musicale. Soprattutto un mondo sul quale ancora non si era posata la tela di internet, per imbrigliarne le dinamiche sociali e artistiche: “Credo che viviamo in un’epoca in cui i tempi di attenzione su qualsiasi tipo di contenuto si siano abbassati al punto da influenzare il messaggio stesso – ci dice Alessandro Gomlero, in arte Mistaman, nato a Treviso l’11 settembre di quarant’anni fa – abbiamo a disposizione la possibilità di approfondire qualsiasi argomento come mai è stato nella Storia. ma la verità è che in pochi lo fanno.”

E sfidare questa generale semplificazione della realtà, per alcuni una deriva pericolosamente cavalcata da chi ci governa, sembra uno degli intenti principali del lavoro del rapper trevisano: “Una comunicazione superficiale  ma chiara riesce ad avere la meglio su contenuti più profondi e in grado di catturare la complessità della realtà ma meno immediati. Questo avviene per la politica ma anche nella musica. Nel disco evoco spesso il mio rifiuto per la superficialità e reclamo il diritto dell’artista di dare una sua visione della realtà anche quando questa non incontra il favore della massa o non è di facile fruizione.”

L’immaginario di Mistaman si nutre di contemporaneità e visioni dispotiche, di serial televisivi e videogiochi: “Le visioni distopiche del futuro hanno il grande potere di farci riflettere sulla natura umana e sullo spostamento dei limiti morali  – riflette il rapper – ho amato Black Mirror perché parte da presupposti che sono realmente futuribili o sono già possibili ed è bello vedere il nostro rapporto con la tecnologia portato alle estreme conseguenze. Nell’ultimo anno ho avuto un rifiuto per le dinamiche più becere dei social, a volte ho l’impressione che stiamo già vivendo in una distopia e questo mood si è fatto strada nell’album. In generale però ho un rapporto positivo e appassionato con la tecnologia e i videogiochi in particolare. Nella mia musica questo probabilmente si traduce nella ricerca del tecnicismo e dello “score” più alto possibile, l’hip hop più di altri generi si presta alla competizione e al superamento dei propri limiti”.

Tutte queste suggestioni confluiscono in maniera organica nel nuovo album di Mistaman e una chiave importante per il rapper è stata quella di trovare il modo di addomesticarle; un equilibrio sottile da ricercare in continuità con quello che si è fatto in passato: “È il mio disco più maturo – ci confessa il rapper – perchè in Realtà Aumentata gli episodi di tecnica fine a sé stessa sono presenti nel disco ma in misura minore del solito. Ho lasciato più spazio alle mie riflessioni personali e alla musicalità, è un album molto più compatto a livello di sound ed equilibrato tra passato e futuro. Dopo “M-Theory” (il suo disco precedente del 2014, ndr) per me era importante non ripetere la stessa ricetta ed evolvere la mia musica in direzioni nuove come ho sempre fatto”.

La capacità di rinnovarsi diventa un elemento sempre più fondamentale, in un panorama musicale che tende spesso ad appiattirsi su formule che sembrano commercialmente vincenti: “Sicuramente siamo in un momento di grande fermento = ci dice Mistaman riguardo alla situazione attuale –  i nuovi linguaggi musicali si diffondono globalmente e vengono adottati alla velocità della luce e l’Italia non fa eccezione. Tra molti c’è l’impressione che si sia perso qualcosa in originalità ma solo il tempo potrà giudicare cosa lascerà davvero il segno. Un dato di fatto è che l’hip hop italiano sta facendo numeri clamorosi sulle piattaforme di streaming e non posso che esserne felice”.

Alla luce di tutta la strada fatta fino a qui, Mistaman ha capito che è fondamentale il percorso che un artista sceglie per rappresentare se stesso e cementare al propria cifra stilistica: “spettacoli come X Factor, per esempio, devo ammettere che sono divertenti da commentare in tempo reale; ma la cosa che non amo dei reality è l’idea che un artista per avere attenzione si debba sottomettere a un giudizio, che l’opportunità di avere visibilità venga concessa dall’alto. Preferisco quando la forza di un progetto viene dal basso e si oppone al potere invece che sottomettersi ad esso”.

Ai reality quindi, meglio preferire la realtà (aumentata); quella di cui è intrisa la vita di ognuno di noi: “Una fonte d’ispirazione per il disco è stata la vita in generale = ci dice alla fine = Una fonte d’ispirazione per la vita in generale è stata scrivere questo disco.”

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